Archiviato in: Avvocati, Generale, mediazione obbligatoria
La sezione di Dispute Resolution dell’American Bar Association con i suoi 19.000 associati è la più grande associazione
al mondo di professionisti (per intenderci, avvocati che si occupano di giudiziale, arbitri, mediatori, giudici ed accademici)
Quattordici anni fa quando l’ABA istituì la sezione ed organizzò la prima conferenza i soci fondatori si domandavano preoccupati se vi fossero partecipanti; ad Aprile 2012 a Washington erano presenti oltre 900 soci, prevalentemente americani (anche se la sezione conta soci da tutto il mondo inclusa Africa, Oceania, Sud America, Asia, Europa)
Quest’anno per il XIV° anniversario i suoi membri si sono ritrovati nella splendida cornice di Washington per discutere di una varietà di argomenti che spaziano dal conflitto israeliano-palestinese al ruolo della neuroscienza nella mediazione, dai sistemi di ODR (online dispute resolution) al ruolo della mediazione nel gestire la violenza tra le bande di Chicago ed infinde del “fenomeno” della mediazione in Italia.
Ebbene si, quest’anno la mediazione italiana è stata sotto i riflettori dell’ABA sia per le peculiarita’ dell’istituto italiano (si pensi al carattere valutativo della proposta del mediatore, alle sanzioni pecunarie collegate alla mancata partecipazione senza giustificato motivo) sia per la prospettiva di crescita in termini numerici. (continua…)
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Il Consensus Building (in italiano Gestione Creativa dei Conflitti o Confronto Creativo) è un approccio “applicato nelle politiche pubbliche e nella progettazione territoriale per raggiungere decisioni democratiche, al fine di garantire un senso di comune appartenenza basato sulla comune capacità di prendere decisioni che siano polifoniche, efficaci, nel rispetto e nel potenziamento delle identità multiple dei soggetti in causa” (Marianella Sclavi)
Per approfondire il tema, guarda il video e segui l’intervista a Marianella Sclavi, realizzata da Wilma Massucco e tratta dal sito www.eugad.eu
Marianella, tu cosa intendi per Consenso?
La parola “consenso” crea più equivoci che chiarezza, sarei dell’idea di cancellarla. Quando si parla di consensus building si intende una situazione che io traduco come confronto creativo, ovvero una situazione nella quale, partendo da posizioni tra loro anche molto divergenti, si arriva, attraverso passi molto precisi, alla costruzione non di una soluzione di compromesso, bensì di una soluzione “nuova”, capace di andare incontro alle esigenze di fondo della maggior parte dei partecipanti. Di solito, un consensus building fatto bene viene sottoscritto praticamente da tutti, e questo non perché la soluzione individuata corrisponda esattamente alle specifiche necessità individuali, ma perché tutti si rendono conto – partecipando al processo – che quella soluzione è stata raggiunta attraverso un nuovo modo di rapportarsi, in cui tutti si sono sentiti ascoltati per davvero. E siccome questo è molto raro, viene anche molto apprezzato. (continua…)
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Del fenomeno mediazione si sono sentiti parlare gli avvocati, i magistrati, i politici. Ma che cosa ne pensano i cittadini? La conoscono? Sono propensi ad utilizzarla in caso di lite?
A dare una risposta a questi interrogativi, un’indagine recentemente condotta tra i cittadini di Roma a cura dell’Osservatorio sui Conflitti e la Conciliazione, i cui risultati hanno portato alla stesura di un rapporto che consente alcune significative considerazioni. L’indagine ha esaminato un campione di 2000 romani che hanno vissuto un contenzioso di natura pubblica o privata per conoscere:
- La loro opinione su questo “nuovo”strumento di risoluzione dei conflitti.
- La loro propensione ad affidarsi alla procedura
Ne è emerso che:
- Manca una conoscenza approfondita dello strumento (il 60% degli intervistati non era al corrente dell’obbligatorietà) e dei suoi vantaggi (economicità, semplicità, efficacia) La comunicazione da parte dei media sul tema non è stata probabilmente abbastanza efficace, essendosi conentrata più sulle polemiche e le finalità puramente deflattive dello strumento, che sulla reale portata socio-culturale della sua introduzione.
- Il 70% dei cittadini romani intervistati si dichiara favorevole a ricorrere alla conciliazione. Ciò non significa naturalmente un”definitivo radicamento della cultura della conciliazione nel nostro Paese” La strada da percorrere è ancora molto lunga..ma evidentemente, le esperienze di conciliazione volontaria promosse in questi anni a vari livelli da parte prevalentemente di enti di natura pubblicistica, hanno portato qualche frutto.
- Infine, un dato molto importante e positivo: la conciliazione viene interpretata in generale come una pratica virtuosa, più che un rimedio al mal funzionamento della Giustizia. La conciliazione infatti, viene scelta “non tanto come strumento di Giustizia alternativa, ma come alternativa alla Giustizia” come ha ribadito il Prof. Giovanni Maria Flick.
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In Svizzera la conciliazione è distinta dalla mediazione, anche se in qualche modo i due procedimenti sono complementari: il primo è articolato e decisamente aggiudicativo, mentre il secondo è totalmente facilitativo e libero. Ad essi sono dedicato i titoli primo e secondo del codice di procedura civile (nella parte relativa alle disposizioni speciali, dall’articolo 197 all’articolo 218) aggiornato a gennaio 2011.
Il principio base si fonda su una obbligatorietà pregiudiziale, infatti la procedura decisionale è preceduta da un tentativo di conciliazione davanti a un’autorità di conciliazione (i Cantoni sono liberi di definire tali autorità; di norma sono il Giudice di Pace, il Pretore o il Segretario assessore).
Nelle controversie in materia di locazione e affitto di abitazioni e di locali commerciali, come nelle controversie sulla parità dei sessi, l’autorità di conciliazione è composta da un presidente e da rappresentanze paritetiche delle parti. In questi due casi l’autorità di conciliazione presta anche consulenza giuridica e può disporre scambi di scritti. (continua…)
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Nella varietà di iniziative pro e contro il D. Lgs. 28 2010, eccone una paricolarmente interessante:
Si tratta di un esposto con cui l’Avv. Paolo Fortunato Cuzzola del Foro di Reggio Calabria ha segnalato al Consiglio Giudiziario presso la Corte d’Appello di Napoli una sentenza che era stata emessa da un Giudice di Pace napoletano, affinchè lo stesso Consiglio potesse eventualmente determinarsi ai sensi dell’art. 15, comma 1 lettera c), del D. Lgs. 25/2006.
Nella sentenza in questione, veniva statuito che “nei giudizi instaurati innanzi al Giudice di Pace ed aventi ad oggetto controversie su materie in ordine a cui costituisca condizione di procedibilità il previo esperimento del tentativo di mediazione ex art. 5 del D. Lgs. 28/2010, non si debba applicare la disposizione normativa medesima in quanto a ciò osta la sussistenza degli artt. 320 e 322 del Codice di Procedura Civile, a mente dei quali nell’ambito del rito de quo vertitur sarebbero già contemplati istituti di composizione bonaria delle controversie.” Il Giudice napoletano giustifica quindi l’esclusione dell’applicabilità della mediazione essendo i predetti istituti compositivi preesistenti al D. Lgs. 28/2010.
Il testo dell’esposto, che include anche il link alla sentenza “incriminata” reputa l’assunto del Giudice partenopeo privo di fondamento e lo dimostra attraverso una puntuale argomentazione logico- giuridica che merita davvero di essere letta.
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Ecco la classifica delle prime 6 materie obbligatorie per le quali gli italiani ricorrono alla mediazione:
Diritti reali 19,9%
Locazione 12%
Contratti bancari 9,1%
Contratti assicurativi 8,1%
Divisione 5,8%
Successioni ereditarie 5,1
(fonte Ministero della Giustizia)
Come si posizioneranno tra un anno condominio e RC auto?
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di Nicola Giudice
In un brillante fondo apparso su La Stampa di oggi, domenica 4 marzo, Giacomo Poretti ci ricorda che le difficoltà del vivere civile iniziano dal pianerottolo di casa. Un articolo che fa sorridere ma anche pensare molto (come spesso accade con chi sa usare lo humor con sapienza). C’è bisogno che qualcuno ogni tanto ci dia ogni tanto qualche piccola lezione di realtà. Giusto per capire che non occorre trovarsi in Val Susa, per essere parti di un conflitto, ma che anzi il dover “con-vivere” con il conflitto è necessità quotidiana e imprescindibile. Bisognerà ritornarci, a mente fredda, su questi scontri intorno al tema No Tav, per provare a capire meglio le dinamiche che spingono gruppi di persone a gesti tanto gravi, tanto definitivi, da un lato come dall’altro. Per capire e per capirci.
E’ bello allora che si moltiplichino le iniziative per parlare di mediazione, per sapere quanto e come questo strumento possa aumentare la sensibilità al dialogo, al reciproco ascolto e rispetto. Segnalo che venerdì 9 marzo a Milano sarà presente Joseph Folger, uno dei padri della mediazione trasformativa, intervistato recentemente da questo blog. L’indicazione è tardiva (pare sia tutto esaurito, ma si può sempre provare a chiedere) ma comunque doverosa per tutti coloro che contribuscono, con queste inizaitive, a diffondere informazione e cultura.
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Archiviato in: D. Lgs 28/2010, Generale, mediazione obbligatoria
di Nicola Giudice
Tra le tante sensazioni raccolte in questi 11 mesi di esperienza, voglio qui riportarne due, tra loro solo in apparenza contradditorie.
La prima riguarda il “dover mediare”. Non occorreva essere esperti in gestione del conflitto per immaginare che sarebbe stato molto difficile mediare tra persone sedute al tavolo perché obbligate. Il d.lgs.28/2010 ha creato una sorta di (continua…)
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Chiunque conosca in modo professionale un determinato argomento, è abituato a scorgere molto spesso imprecisioni, inesattezze ed errori circa notizie relative a quel tema, leggendo i giornali o seguendo i notiziari tv o quelli sul web.
La necessità di rendere la notizia in tempi rapidi fa vittime innocenti: basta parlare di un signor Tal del Tali come di “evasore” e la notizia è data. Poco rileva se poi, andando ad approfondire, ci si rende conto che questa persona ha un contenzioso con il fisco circa una somma comunque dichiarata (e quindi non evasa).
Si parla di “posto fisso”, di “responsabilità civile dei giudici”, di “aumento dello spread” in poche righe, evitando le complessità che si celano dietro questi argomenti.
La notizia è data, l’informazione un po’ meno…
La mediazione non fa eccezione. (continua…)
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di Chiara Catti
Nel curriculum di coloro che decidono di studiare negli Stati Uniti materie di carattere giuridico-economico rientrerà molto probabilmente un corso di teoria e tecniche di negoziazione così come un corso di mediazione.
Per quanto concerne la negoziazione (continua…)
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