Quando è il comico a spiegarci il conflitto

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giacomo01b di Nicola Giudice

In un brillante fondo apparso su La Stampa di oggi, domenica 4 marzo, Giacomo Poretti ci ricorda che le difficoltà del vivere civile iniziano dal pianerottolo di casa. Un articolo che fa sorridere ma anche pensare molto (come spesso accade con chi sa usare lo humor con sapienza). C’è bisogno che qualcuno ogni tanto ci dia ogni tanto qualche piccola lezione di realtà. Giusto per capire che non occorre trovarsi in Val Susa, per essere parti di un conflitto, ma che anzi il dover “con-vivere” con il conflitto è necessità quotidiana e imprescindibile. Bisognerà ritornarci, a mente fredda, su questi scontri intorno al tema No Tav, per provare a capire meglio le dinamiche che spingono gruppi di persone a gesti tanto gravi, tanto definitivi, da un lato come dall’altro. Per capire e per capirci.

E’ bello allora che si moltiplichino le iniziative per parlare di mediazione, per sapere quanto e come questo strumento possa aumentare la sensibilità al dialogo, al reciproco ascolto e rispetto. Segnalo che venerdì 9 marzo a Milano sarà presente Joseph Folger, uno dei padri della mediazione trasformativa, intervistato recentemente da questo blog. L’indicazione è tardiva (pare sia tutto esaurito, ma si può sempre provare a chiedere) ma comunque doverosa per tutti coloro che contribuscono, con queste inizaitive, a diffondere informazione e cultura.

Altre notizie dalla Germania

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Proseguono gli aggiornamenti sulle altre realtà nazionali in tema di mediazione. Caterina Pinto ci segnala altri aggiornamenti interessanti.

(continua…)

La mossa del cavallo… in mediazione

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L'avv. De berti durante il suo intervento
L’Avv. De Berti rappresenta il conflitto con gli scacchi

Il 4 e 5 giugno u.s. si è tenuto a Lubiana il  14° Forum Mondiale dei Centri di Mediazione, organizzato dall’Union Internationale des Avocats (UIA). Il Forum è stato creato nel 2001 dalla commissione mediazione dell’UIA con lo scopo di riunire periodicamente i più importanti centri di mediazione del mondo per condividere esperienze e sviluppare progetti comuni.
Il programma del Forum è stato quanto mai variegato. Accanto alle tematiche “canoniche” come l’utilizzo di esperti in mediazione, l’implementazione della Direttiva EU 52/2008 in diversi contesti e la mediazione in campo societario, si sono svolti temi originali,  quali ad esempio l’uso “creativo” della mediazione. Si sono così analizzate le tecniche che  sfruttano alcune conoscenze relative ai  meccanismi di  funzionamento del cervello.
Su questo ultimo punto è possibile accedere liberamente alla presentazione di Jeremy Lack e François Bogacz  al seguente link: www.altenburger.ch/uploads/tx_altenburger/jl_fb_2010_The_social_brain_during_mediation.pdf (continua…)

Comunicare nel conflitto, comunicare di conflitti

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Nuova immagineQualunque corso, seminario o percorso formativo in tema di conciliazione e tecniche di gestione dei conflitti si basa su un concetto estremamente importante: saper comunicare è fondamentale. Comunicare “nel” conflitto è probabilmente il primo decisivo passo per poter gestire la situazione conflittuale e non essere sopraffatti da essa. Sembra perciò paradossale che su questo argomento lo spazio dedicato in Italia da libri, riviste e siti internet specializzati sia, tutto considerato, molto ristretto. Chi si occupa di comunicazione parla di conflitti, non del conflitto come fenomeno ed oggetto di riflessione.

Tempo fa si discuteva in ufficio di come la conciliazione e più in generale il mondo della mediazione dei conflitti siano ancora temi di confine destinati, se non a pochi intimi, ad un pubblico comunque ristretto.

Qualcuno faceva notare come nel tempo si siano venuti a creare recinti professionali. La mente corre, ad esempio, ad avvocati e psicologi, che tendono a considerare alcuni specifici ambiti della mediazione come una sorta di riserva di caccia, dalla quale tenere lontani esperti di altri campi, come se fossero portatori di chissà quali minacce. Accade così che molti avvocati considerino la conciliazione commerciale come una materia espressamente riservata alla classe forense. All’opposto sono diversi gli psicologi che ritengono di essere gli unici a poter operare con l’adeguata professionalità nel campo della mediazione familiare.

L’incongruenza più evidente è che proprio le persone che dovrebbero essere più esperte nella comunicazione si dimostrino così refrattarie al dialogo.

Eppure, se si scrive e si comunica poco di conflitti, anche coloro che dovrebbero essere più interessati a farlo si chiudono dentro la propria riserva di caccia.

Ma questo è normale perché non basta voler comunicare. Bisogna anche avere il modo di farlo.

Una rapida esplorazione del web ci ha dato le ultime conferme ed una precisa indicazione: occorre fare qualcosa per poter comunicare di conflitti, di come gestirli, di conciliazione, di negoziato. Far capire che in questo campo le riflessioni di un avvocato d’affari non sono poi così distanti da quelle di uno psicoterapeuta oppure che gestire un conflitto societario ha molti punti in comune con le liti condominiali.

Comunicare con il maggior numero possibile di persone.

Da queste considerazioni, nasce questo blog.

Il resto lo scriveremo tutti insieme.

 

Giovanni Nicola Giudice

Responsabile del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano