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È di venerdì scorso la notizia che il Consiglio dei Ministri ha definitivamente approvato il Decreto Legislativo recante attuazione dell’articolo 60 della Legge del 18 giugno 2009 in materia di conciliazione delle controversie civili e commerciali.
La conciliazione “cambia pelle” entrando in una nuova fase di sviluppo, garantita da una più solida e strutturata base legislativa che la rende sempre più connessa ai meccanismi della giustizia ordinaria e ne rafforza la disciplina.
L’orientamento è quello di promuovere la fiducia verso una nuova forma di composizione delle liti efficace e alternativa a quella ordinaria, con lo scopo principale di facilitare l’accesso alla giustizia e alleggerire il carico delle corti, adeguandosi ad alcune norme comunitarie in materia.
Il decreto tende ad “incoraggiare” il ricorso alla conciliazione, prevedendo l’obbligatorietà del tentativo in molte materie, a pena di improcedibilità della domanda giudiziale e a stimolare la fiducia nello strumento attraverso la garanzia della totale riservatezza.
Alcune modifiche sono state introdotte rispetto allo schema di decreto legislativo diffuso il 28/10/2009.
È stata ad esempio eliminata la tanto discussa proposta obbligatoria del mediatore, anche l’RC auto entrerà a far parte delle materie obbligatorie e l’avvocato, a pena di annullabilità, dovrà informare il proprio assistito, chiaramente e per iscritto, della possibilità di avvalersi del procedimento di conciliazione, a pena di annullabilità del contratto.
Nonappena verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, riporteremo il testo autorizzato del decreto.
Dott.ssa Emanuela Villa
Blogconciliazione Editorial staff
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Il modello originario di conciliazione che abbiamo importato dai Paesi anglosassoni, ove da tempo viene sperimentato con risultati incoraggianti, si basa sulla volontarietà dello strumento.
La volontarietà consiste nella libertà della parti di scegliere se ricorrere a questo strumento per risolvere la controversia e nella libertà di accettare l’accordo così raggiunto decidendo di sottoscriverlo, o, al contrario, di non sottoscriverlo, laddove non ritenuto soddisfacente. (continua…)
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Secondo il governo saranno circa un milione le cause civili che resteranno fuori dai tribunali grazie al decreto che rende obbligatoria la conciliazione prima del processo. Questo è il primo evidente vantaggio di cui beneficerà la macchina della giustizia italiana.
Sui giornali e in rete, innumerevoli schemi e accattivanti disegni dimostrano a imprenditori e consumatori l’importante risparmio di risorse che potrebbero ottenere con il semplice strumento della conciliazione. Il secondo vantaggio di questa operazione è quindi destinato alle parti in causa.
La figura dell’avvocato sarà sicuramente la più coinvolta, infatti questo milione di cause che, nell’intenzione del Ministro della Giustizia, non approderanno in tribunale, passeranno comunque sulle scrivanie degli studi legali di tutta l’Italia. (continua…)
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A distanza di 13 anni dalla legge che assegna alle Camere di commercio la facoltà di offrire servizi di conciliazione, ha ancora un senso parlare di conciliazione come di un “nuovo” strumento per professionisti, imprese e consumatori? Siamo arrivati alla VI Settimana della conciliazione.
In tutti questi anni abbiamo fatto passi importanti: da poche decine di conciliazioni (1996) siamo arrivati a decine di migliaia di procedure amministrate sull’intero territorio nazionale nel 2009. I pochi indomiti, entusiasti divulgatori di fine ’90 sono ora affiancati da centri sempre più attivi che formano decine di conciliatori ogni settimana (e forse non è del tutto un bene, ma certo è un segno dei tempi). E qualcuno si ricorderà dei primi eventi, semi-carbonari, in cui sparuti gruppi di legali parlavano di conciliazione come di una bestia rara e sconosciuta. Oggi proliferano incontri ed eventi di ogni foggia e misura dove persino le nostre arrugginite istituzioni universitarie si affacciano con qualche interesse.
Eppure ancora oggi sono molti gli avvocati a cui la conciliazione fa aggrottare il sopracciglio
(continua…)
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