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	<title>Blog Conciliazione &#187; Generale</title>
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		<title>La mediazione italiana sotto i riflettori dell&#8217;ABA</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione obbligatoria]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione]]></category>
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		<description><![CDATA[La sezione di Dispute Resolution dell&#8217;American Bar Association con i suoi 19.000 associati è la più grande associazione al mondo di professionisti (per intenderci, avvocati che si occupano di giudiziale, arbitri, mediatori, giudici ed accademici)
Quattordici anni fa quando l&#8217;ABA istituì la sezione ed organizzò la prima conferenza i soci fondatori si domandavano preoccupati se vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sezione di Dispute Resolution dell&#8217;<a href="http://www.americanbar.org">American Bar Association</a> con i suoi 19.000 associati è la più grande associazione <a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/luci-della-ribalta.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3631" title="luci della ribalta" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/luci-della-ribalta-150x150.gif" alt="luci della ribalta" width="150" height="150" /></a>al mondo di professionisti (per intenderci, avvocati che si occupano di giudiziale, arbitri, mediatori, giudici ed accademici)<br />
Quattordici anni fa quando l&#8217;ABA istituì la sezione ed organizzò la prima conferenza i soci fondatori si domandavano preoccupati se vi fossero partecipanti; <a href="http://www.americanbar.org/content/dam/aba/events/dispute_resolution/chairpostconferenceremarks.authcheckdam.pdf">ad Aprile 2012 a Washington erano presenti oltre 900 soci</a>, prevalentemente americani  (anche se la sezione conta soci da tutto il mondo inclusa Africa, Oceania, Sud America, Asia, Europa)<br />
Quest&#8217;anno per il XIV° anniversario i suoi membri si sono ritrovati nella splendida cornice di Washington per discutere di una varietà di argomenti che spaziano dal conflitto israeliano-palestinese al ruolo della neuroscienza nella mediazione, dai sistemi di ODR (online dispute resolution) al ruolo della mediazione nel gestire la violenza tra le bande di Chicago ed infinde del “fenomeno” della mediazione in Italia.<br />
Ebbene si, quest’anno la mediazione italiana è stata sotto i riflettori dell’ABA sia per le peculiarita’ dell’istituto italiano (si pensi al carattere valutativo della proposta del mediatore, alle sanzioni pecunarie collegate alla mancata partecipazione senza giustificato motivo) sia per la prospettiva di crescita in termini numerici.<span id="more-3627"></span><br />
L&#8217;intervento sulla mediazione italiana presentato dal Prof. De Palo &#8211; fondatore di ADR Center, affiliato a JAMS uno dei maggiori provider privati di mediazione e arbitrato statunitensi &#8211; ha infatti rivelato l&#8217;immenso potenziale in termini numerici della mediazione italiana.<br />
Nel suo intervento (From a Few Thousands to a Million Cases, Annually: The Italian Mediation Explosion) il prof. De Palo ha presentato i dati della mediazione italiana: sulla base delle statistiche del Ministero di Giustizia, sono state effettuate 60.810 mediazioni nei primi 9 mesi dall&#8217;entrata in vigore della legge (Marzo 2011- Dicembre 2011), e la prospettiva di crescita è stimata in 1 milione di mediazioni annue (ammesso e non concesso che la consulta non dichiari l&#8217;incostituzionalità della legge).<br />
Quest’ultimo dato pur essendo una proiezione presenta interessanti sviluppi per l&#8217;Italia, non solo in termini di migliore gestione del sistema giudiziario ma anche dal punto di vista economico.<br />
Concludendo, la mediazione italiana ha suscitato un notevole interesse generale ed una curiosità per le relative modalità di svolgimento portando i tre partecipanti italiani al centro di numerosi dibattiti.<br />
C&#8217;è anche chi ha detto alla sottoscritta che gli Stati Uniti dovrebbero imparare dall&#8217;Italia in quanto a mediazione collegata al sistema giudiziario, lodando la scelta del legislatore italiano circa l&#8217;obbligatorietà della mediazione, l&#8217;incentivazione fiscale e il potere sanzionatorio del giudice per la mancata collaborazione in buona fede (negli Stati Uniti la “mandatory court-annexed mediation” è parzialmente sovvenzionata dal governo e parzialmente offerta pro-bono &#8211; si veda al riguardo il relativo <a href="http://blogconciliazione.com/2011/10/una-giornata-di-mediazione-nel-tribunale-civile-di-brooklyn/">articolo sul blog</a>)<br />
Al di là di un rinnovato “orgoglio nazionalistico” che tale commento ha suscitato, <span style="text-decoration: underline;">apro la discussione ai colleghi e blogger, dopo che il mondo dell&#8217;ADR ha puntato i suoi occhi su di noi.</span><br />
Vogliamo veramente spegnere i riflettori sulla mediazione italiana e lasciarci sfuggirci un&#8217;altra occasione?</p>
<p style="text-align: right;">di Chiara Catti</p>
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		<title>La Cassazione&#8230; invita il carrozziere!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione obbligatoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 13 marzo scorso, giusto in tempo per  l&#8217;avvio della obbligatorietà del tentativo di mediazione ex Dlgs 28/2010  per i danni da RC auto, la Cassazione  con la sentenza-3965 ha confermato la presenza di un nuovo  protagonista all&#8217;incontro con il mediatore: il carrozziere.
Già  con le precedenti sentenze 51 e 52 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/Vignetta.jpg"><img class="size-medium wp-image-3607 alignleft" title="Vignetta" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/Vignetta-300x158.jpg" alt="Vignetta" width="300" height="158" /></a>Il 13 marzo scorso, giusto in tempo per  l&#8217;avvio della obbligatorietà del tentativo di mediazione ex Dlgs 28/2010  per i danni da RC auto, la Cassazione  con la <a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/corte-cassazione-sentenza-3965.pdf">sentenza-3965</a> ha confermato la presenza di un nuovo  protagonista all&#8217;incontro con il mediatore: <span style="text-decoration: underline;">il carrozziere</span>.</p>
<p>Già  con le precedenti sentenze 51 e 52 del 2012  la Suprema Corte aveva  precisato che il credito al risarcimento di danni patrimoniali da  sinistro stradale può costituire oggetto di cessione, non essendo di  natura strettamente personale né sussistendo specifico divieto normativo  al riguardo e il  cessionario può dunque legittimamente rivalersi contro l&#8217;altra parte e il suo assicuratore.</p>
<p>Il proprietario di un veicolo  danneggiato in un incidente può dunque cedere il credito al titolare  dell&#8217;autofficina cui si è rivolto per la riparazione il quale è  legittimato ad agire, in sostituzione del cedente, in sede giudiziaria  per l&#8217;accertamento della responsabilità dell&#8217;altra parte e per la  condanna di questa e del suo assicuratore per la responsabilità civile  al risarcimento del danno. Questa pratica, inizialmente contestata dalle  Compagnie di Assicurazione, si dovrà comunque confrontare con gli  articoli 149, 150 e 151 del Codice delle Assicurazioni.</p>
<p>Aspettiamoci  dunque di trovarci a mediare discussioni piuttosto &#8220;tecniche&#8221; fra  carrozzieri e liquidatori delle compagnie di assicurazione!<a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/corte-cassazione-sentenza-3965.pdf"></a></p>
<p><a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/corte-cassazione-sentenza-3965.pdf">Leggi il testo della sentenza 3965-2012 della Corte di Cassazione</a></p>
<p><span><span style="font-family:&quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;"> </span></span></p>
<p style="text-align: right;">di Eugenio Vignali</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sciopero bianco anche per la mediazione</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 19:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[Avvocato]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

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		<description><![CDATA[Non conosce colore politico l&#8217;agitazione che esiste tra una parte del mondo dell&#8217;avvocatura e i Governi.
E&#8217; partita una nuova ondata di astensioni e proteste nei confronti del Governo Monti, che non sembra indietreggiare rispetto alle modifiche varate dall&#8217;esecutivo Berlusconi, ritenute peggiorative della condizione degli avvocati e della Giustizia in generale.
Tra queste, la questione dell&#8217;obbligatorietà della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/toghe.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3595" title="toghe" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/toghe-150x150.jpg" alt="toghe" width="150" height="150" /></a>Non conosce colore politico l&#8217;agitazione che esiste tra una parte del mondo dell&#8217;avvocatura e i Governi.<br />
E&#8217; partita una nuova ondata di astensioni e proteste nei confronti del Governo Monti, che non sembra indietreggiare rispetto alle modifiche varate dall&#8217;esecutivo Berlusconi, ritenute peggiorative della condizione degli avvocati e della Giustizia in generale.<br />
Tra queste, la questione dell&#8217;obbligatorietà della mediazione, ritenuta incostituzionale.<br />
Di fronte all&#8217;assenza di dialogo col Governo, l&#8217;<a href="http://www.oua.it/">OUA</a> invita gli avvocati ad aderire ad un mese di  &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sciopero_bianco">sciopero bianco</a>&#8221; per pretendere &#8220;il rigoroso rispetto anche formale delle regole e degli adempimenti processuali&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Consensus building</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[ADR]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Consensus building]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Consensus Building (in italiano Gestione Creativa dei Conflitti o Confronto Creativo) è un approccio “applicato nelle politiche pubbliche e nella progettazione territoriale per raggiungere decisioni democratiche, al fine di garantire un senso di comune appartenenza basato sulla comune capacità di prendere decisioni che siano polifoniche, efficaci, nel rispetto e nel potenziamento delle identità multiple [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bn0gUOB-jHQ"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3556" title="Marianella" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/Marianella-150x150.jpg" alt="Marianella" width="150" height="150" /></a>Il Consensus Building (in italiano Gestione Creativa dei Conflitti o Confronto Creativo) è un approccio “applicato nelle politiche pubbliche e nella progettazione territoriale per raggiungere decisioni democratiche, al fine di garantire un senso di comune appartenenza basato sulla comune capacità di prendere decisioni che siano polifoniche, efficaci, nel rispetto e nel potenziamento delle identità multiple dei soggetti in causa” (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marianella_Sclavi">Marianella Sclavi</a>)<br />
Per approfondire il tema, guarda il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bn0gUOB-jHQ">video</a> e segui l&#8217;intervista a Marianella Sclavi, realizzata da Wilma Massucco e tratta dal sito www.eugad.eu</p>
<p><strong>Marianella, tu cosa intendi per Consenso?</strong></p>
<p>La parola “consenso” crea più equivoci che chiarezza, sarei dell’idea di cancellarla. Quando si parla di consensus building si intende una situazione che io traduco come confronto creativo, ovvero una situazione nella quale, partendo da posizioni tra loro anche molto divergenti, si arriva, attraverso passi molto precisi, alla costruzione non di una soluzione di compromesso, bensì di una soluzione “nuova”, capace di andare incontro alle esigenze di fondo della maggior parte dei partecipanti. Di solito, un consensus building fatto bene viene sottoscritto praticamente da tutti, e questo non perché la soluzione individuata corrisponda esattamente alle specifiche necessità individuali, ma perché tutti si rendono conto – partecipando al processo &#8211; che quella soluzione è stata raggiunta attraverso un nuovo modo di rapportarsi, in cui tutti si sono sentiti ascoltati per davvero. E siccome questo è molto raro, viene anche molto apprezzato.<span id="more-3548"></span></p>
<p><strong>Come avviene questo Confronto creativo?</strong></p>
<p>Praticamente si tratta di impedire che le persone in una situazione di dissenso agiscano come verrebbe loro spontaneo fare. In genere quando c’è un dissenso scatta un’urgenza classificatoria, ovvero la necessità di chiarire subito su cosa siamo d’accordo e su cosa no, chi sono i nostri alleati e quali i nemici. Nel processo di consensus building, invece, bisogna frenare questa tendenza e sostituirla con una modalità di discussione a cui siamo meno abituati, che è basata sull’ascolto attivo. Ovvero è basata sul fatto che prima di discutere bisogna capire, e sull’assunto che una situazione complessa e’ descritta adeguatamente solo se vista da punti di vista divergenti e apparentemente incompatibili. Si tratta quindi di risalire dalle posizioni divergenti alle preoccupazioni, interessi e visioni del mondo più generali sulle quali si incardinano. Quindi l’ascolto attivo sostituisce a un clima difensivo-offensivo, un atteggiamento che e’ stato anche chiamato di generosita’ ermeneutica, in cui ci si rivolgono reciprocamente delle domande tese a capire com’e’ che coloro che la pensano diversamente da noi “hanno ragione.” In questo modo si acquisiscono nozioni e informazioni sul contesto che altrimenti verrebbero trascurate, e grazie a questo incominci a porti il problema di come fare a presentare una proposta che vada anche incontro alle esigenze di fondo dell’altro.</p>
<p><strong>Puoi farci un esempio?</strong></p>
<p>L’inventore della espressione “ generosità ermeneutica” e’ Paul Farmer, un medico e antropologo che è riuscito a creare un importantissimo centro di medicina comunitaria nel cuore di uno dei paesi più poveri del mondo: Haiti. Egli ci racconta che una sua paziente che si affidava anche a pratiche Voodu a una sua domanda ha risposto: “Ma lei non sa cos’è la complessità?” lasciandolo di stucco e aiutandolo ad avere una illuminazione: anche nella nostra cultura una persona si rivolge contemporaneamente ai medici e alla religione pregando per la guarigione dei malati, e l’80 per cento delle pratiche Voodu, ha scoperto Farmer, sono precisamente questo, dei rituali per chiedere grazie di guarigione. Farmer e’riuscito in una impresa ritenuta da quasi tutti “impossibile” grazie alla sua capacita’ di trasformare i dissensi e conflitti e la iniziale concorrenza in occasioni di co-progettualita’ creativa. Il successo di Partners in Health ( Parteners nella salute ) ad Haiti ed altrove ( Peru’, Russia, Sud Africa, ecc. ) e’ largamente dovuto a una concezione della ricerca scientifica e della pratica medica dialogante, radicata sull’ascolto attivo. Una esperienza piu’ vicina a noi possiamo farla tutti immaginando (come si usa fare nelle simulazioni che sono strumenti fondamentali per l’apprendimento di queste capacità) di essere degli insegnanti o studenti di una scuola in cui il preside, in seguito a vari atti gravi di bullismo che hanno coinvolto come vittime anche alcuni insegnanti, decide di chiedere la presenza della polizia nei corridoi della scuola. Se noi non siamo d’accordo con questa proposta, quali domande possiamo rivolgere al preside ( e a coloro che eventualmente lo appoggiano) per adottare un atteggiamento di ascolto attivo nei suoi confronti ? Un atteggiamento del tipo “io ho ragione tu hai torto” puo’ portare ad argomentare i pro e contro delle varie posizioni e poi a votare per vedere dove sta la maggioranza, ma non a risolvere il problema della violenza nelle scuole !! Invece ascoltare in modo da capire le ragioni di tutti , moltiplicare le opzioni, e poi inventare qualcosa di nuovo col contributo di tutti , e’ la strada per un vero cambiamento nei modi della convivenza.</p>
<p><strong>Quali potevano essere, dunque, in quella circostanza le domande giuste?</strong></p>
<p>Le domande potevano essere del tipo: “A me la presenza della polizia nella scuola angoscia: lei, invece, perché la vede come qualcosa di positivo?” Lui avrebbe potuto rispondere: “Ci vuole chiarezza; i giovani non hanno più il senso di cosa è giusto e cosa è sbagliato; se viene la polizia nella scuola i giovani capiscono che chi si comporta male viene punito e chi fa bene viene premiato”. E tu dici: “Ah, adesso capisco ….qui si tratta di dare ai giovani un senso di responsabilizzazione, valori, ecc.”. Ci pensi su e provi a riproporre le tue proposte in termini di “come facciamo effettivamente a dare un senso di responsabilizzazione ai giovani, senza usare la presenza della polizia?”.Cioè, tu cerchi di andare incontro alle esigenze dell’altro, non accettando la sua proposta – con la quale sei in disaccordo – ma reinterpretando la tua proposta, o comunque le tue esigenze, in modo tale che si arricchiscano delle esigenze di fondo che l’altro pone, e che non sono completamente campate per aria. Perché è proprio vero che tra i giovani manca un senso di responsabilizzazione…</p>
<p>Questo processo di Consensus Building è possibile anche nel caso ad esempio di una riqualificazione urbana? Ovvero è possibile il coinvolgimento “dal basso”, dei cittadini, anche nel caso di un’attività che fino ad oggi è stata solitamente di esclusivo appannaggio dell’amministrazione pubblica?</p>
<p>Certo. Posso portare esempi di Processi Partecipativi che io stessa ho impostato e facilitato. Vedi il caso della riqualificazione di una vecchia fabbrica dismessa a Modena (progetto Ex Fonderie – DAST del 2007) oppure quello della riqualificazione di un grande edificio storico nel centro di Livorno (progetto Cisternino2020-LAPIS del 2008). In entrambi i casi il coinvolgimento della cittadinanza non ha allungato i tempi, come qualcuno potrebbe pensare, ma li ha invece significativamente ridotti. Mi spiego. Ormai sempre più spesso le amministrazioni si rendono conto che è estremamente difficile decidere, perché chi non e’ stato ascoltato e preso in considerazione si sente offeso e protesta bloccando l’iter decisionale e perche’ le divisioni sono presenti anche all’interno delle amministrazioni stesse. Questa difficoltà reale a raggiungere decisione efficaci e durature non è legato solo ai limiti delle persone che eleggiamo come nostri rappresentanti istituzionali. E’ legato anche a qualcosa di sistemico. I problemi da affrontare sono problemi complessi, che richiedono una pluralità di conoscenze e di partecipazione e di impegno tali per cui, se vuoi davvero individuare soluzioni che funzionano, è necessario coinvolgere tutte le parti in causa, società inclusa. Viceversa, se tu prendi una decisione senza avere il consenso di tutti, quella stessa decisione – per quanto coraggiosa possa essere – verrà comunque ostacolata da chi si sente al tempo stesso parte in causa ed escluso. Vedi il caso No TAV in Val di Susa e via dicendo.</p>
<p><strong>Quindi all’amministrazione pubblica conviene “compromettersi” con un Progetto Partecipativo, in cui vengono coinvolti anche semplici cittadini in merito a decisioni che riguardano la vita pubblica e sociale?</strong></p>
<p>Direi che conviene adottare il Consensus Building nei casi in cui tutti i vari attori in gioco sono disponibili a impegnarsi in un processo del genere. E in linea di massima saranno disponibili se si avranno la garanzia di essere ascoltati e di avere voce in capitolo nella proposta ufficiale finale. Riprendo il caso di Modena e del Progetto Ex-Fonderie sopra menzionato. Tutto è iniziato perché c’era in città una fabbrica, dismessa da 20 anni (con una disponibilità di superficie di 44.000 mq), che il Comune aveva deciso, ad un certo punto, di abbattere per costruire al suo posto degli uffici. Questa decisione aveva creato in città un fortissimo dibattito, perché questa era la fabbrica in cui, negli anni ’50, erano stati uccisi 6 operai: aveva quindi una storia, molto coinvolgente dal punto di vista emozionale, per la città. Erano 2 anni che si discuteva di questo progetto e l’amministrazione comunale non riusciva ad arrivare a nessuna conclusione. A quel punto sono stata contattata e, a pranzo con il Sindaco e con gli assessori all’Urbanistica e alla Partecipazione, ho spiegato le logiche del Consensus Building e dell’Open Space Technology (vedi finestra con quadro esplicativo a latere, ndr). Ho fatto dei disegnini sulla carta del tovagliolo e loro mi hanno detto: “Proviamo”. Quando la città dice “Proviamo” poi lo fa davvero. L’incarico mi è stato assegnato il 9/1/2007 – data di commemorazione annuale dell’eccidio avvenuto davanti alle Ex Fonderie – e la proposta di progetto è stata consegnata il 30/5/2007. Quindi il tutto, dalla fase preparatoria in avanti, è durato cinque mesi. Sono emerse 20 proposte, elaborate e tradotte poi in un’unica proposta sottoscritta da tutti che è diventata il Progetto DAST. Questa è un’esperienza di cittadinanza attiva importante anche dal punto di vista dei tempi, perché mostra che quella soluzione che l’amministrazione pubblica non era riuscita ad individuare in due anni di discussione, il processo partecipativo (con il coinvolgimento di amministrazione, politici , istituzioni e associazioni sociali e culturali e semplici cittadini) è riuscito invece ad individuarla in soli cinque mesi.</p>
<p><strong>Qual è il merito di un Progetto Partecipativo, e della tecnica dell’Open Space Technology in particolare?</strong></p>
<p>L’<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bn0gUOB-jHQ">OST</a> ha un enorme merito, che è quello di consentire a chiunque di essere parte del processo. Se una persona ha una proposta da fare, si alza e la propone, senza nessuna rete di filtro. In secondo luogo, aspetto altrettanto importante, impedisce la lamentela: il che è rivoluzionario di per se stesso. Nell’OST, se ti sembra che un certo problema non sia stato sollevato, ti alzi e lo fai tu. Sei garantito che quel problema avrà lo stesso spazio degli altri, cioè uno spazio in cui discuterlo e approfondirlo con coloro che sono interessati , una pagina sul book finale e il diritto di essere preso in considerazione nella elaborazione della proposta conclusiva. Quindi nessuno può dire: “Non è stato posto il problema centrale”. Questi due aspetti messi insieme &#8211; tagliare le gambe alla lamentela e permettere a chiunque di essere protagonista &#8211; creano un senso forte di co-protagonismo e una spinta propositiva grandissima. Invece di piangere su quello che non viene fatto, fai tu delle proposte sapendo che probabilmente la risposta giusta non sarà né A né B né C, ma una idea nuova che nasce dal confronto creativo fra A,B e C. Un piano strategico complesso nasce dal dare voce a tutti i punti di vista e tutte le esigenze che lo concernono, molte volte l’aggiunta di una proposta considerata marginale o non pertinente può essere decisiva per la qualità del progetto finale. Con l’OST hai un’idea di democrazia vera, senza regole burocratiche e senza patriarchi. E’ un dialogo fra pari, inclusivo di chiunque abbia a cuore quel problema, è il co- protagonismo dei cittadini non solo nel momento delle elezioni, ma nel merito dei problemi che li riguardano&#8230;</p>
<p><strong>Perchè un semplice cittadino dovrebbe essere interessato a partecipare ad un processo di Consensus Building?</strong></p>
<p>Direi essenzialmente per due ragioni. Innanzitutto perché in questo modo ha la possibilità di avere voce in capitolo su un progetto che lo riguarda e lo interessa; in secondo luogo perché, mentre prende parte attiva in questo processo,acquisisce la capacità di ascolto attivo e di gestione creativa dei conflitti che sono fondamentali in ogni sfera della vitasociale e affettiva: il che &#8211; a mio giudizio &#8211; è l’esito più importante e permanente, il vero grande risultato di un Processo Partecipativo.</p>
<p><strong>Pensi che anche a livello politico si potrebbe seguire un processo di questo tipo?</strong></p>
<p>La difficoltà è far capire ai politici che questo strumento è estremamente efficace, se applicato in modo serio e professionale. Tenendo presente che la democrazia deliberativa (altro modo per indicare i processi partecipativi ) non vuole sostituirsi a quella rappresentativa, ma essere piuttosto uno strumento che il potere politico può impiegare per raggiungere soluzioni migliori. Tant’è che in alcuni Paesi, la stessa formulazione delle norme legislative più controverse viene elaborata col ricorso a dei facilitatori professionali e al metodo del Consensus Building. Negli Usa si chiama Negotiated rule making (costruzione delle regole in modo negoziato): tutte le parti in causa (legislatori, sindacati,associazioni, ecc..) possono partecipare alla formulazione delle regole che poi diventeranno leggi.</p>
<p><strong>Si farà lo stesso anche in Italia?</strong></p>
<p>In Italia siamo ancora ai primordi, in gran parte a causa di un provincialismo patologico delle forze una volta chiamate “progressiste” che altrove sono ovviamente le forze trainanti di questi processi di cambiamento delle forme di convivenza in direzioni piu’ solidali e creative. Ma molti segnali, quasi sempre legati al rinnovamento e ringiovanimento della classe dirigente politica, mi fanno pensare che nel giro di 4 o 5 anni anche in Italia questo argomento e relative esperienze diventeranno centrali. Perché un semplice cittadino dovrebbe essere interessato a partecipare ad un processo di Consensus Building? Direi essenzialmente per due ragioni. Innanzitutto perché in questo modo ha la possibilità di avere voce in capitolo su un progetto che lo riguarda e lo interessa; in secondo luogo perché, mentre prende parte attiva in questo processo, acquisisce la capacità di ascolto attivo e di gestione creativa dei conflitti che sono fondamentali in ogni sfera della vita sociale e affettiva: il che &#8211; a mio giudizio &#8211; è l’esito piu’ importante e permanente, il vero grande risultato di un Processo Partecipativo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY">
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		<title>Quale di questi due tavoli è più grande?</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 08:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Per saperlo, 
clicca sull&#8217;immagine qua sotto e poi su &#8220;run&#8221;

 
 



Ogni mediatore sa che la nostra percezione soggettiva, può essere diversa dalla realtà. Suggestivi e utili sono gli esempi della ballerina roteante e dell&#8217;elefante &#8220;multizampe&#8221;, che dimostrano come la percezione della realtà possa essere molto diversa, in base al punto di osservazione (il proprio)&#8230;
Ennesima conferma della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff00ff;"><strong>Per saperlo, </strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff00ff;"><strong>clicca sull&#8217;immagine<span style="color: #ff00ff;"> </span></strong></span><strong><span style="color: #ff00ff;">qua sotto e poi su &#8220;run&#8221;</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.michaelbach.de/ot/sze_shepardTables/index.html"><img class="size-full wp-image-3481" title="TABLES_ridotta_1" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/TABLES_ridotta_11.JPG" alt="TABLES_ridotta_1" width="171" height="101" /></a></p>
<address style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;"> </span></address>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><a href="../wp-content/uploads/2012/05/elefante_multizampe.jpg"><img class=" alignright" title="elefante_multizampe" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/elefante_multizampe.jpg" alt="elefante_multizampe" width="120" height="94" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Ogni mediatore sa che la nostra percezione soggettiva, può essere diversa dalla realtà. Suggestivi e utili sono gli esempi della <a href="http://www.youtube.com/watch?v=NtCNfvfAjUQ&amp;feature=related">ballerina roteante</a> e dell&#8217;elefante &#8220;multizampe&#8221;, che dimostrano come la percezione della realtà possa essere molto diversa, in base al punto di osservazione (il proprio)&#8230;<br />
Ennesima conferma della non esistenza del Pensiero Unico, dell&#8217;uni-verso di vedere le cose e come, soprattutto, non ce ne sia comunque mai uno più giusto dell&#8217;altro.<br />
Fin qui, crediamo, nessuno avrà nulla da obiettare, ma l&#8217;esperienza dei tavoli di Shepard, evidenzia una cosa ulteriore, un po&#8217; diversa&#8230;<br />
Essi dimostrano che anche quando una cosa sembra impossibile, e lo sembra alla stra-grande maggioranza degli astanti, di fatto, potrebbe non essere così.<br />
Tutti noi, abbiamo innato il senso logaritmico delle proporzioni, quindi il primo giudizio, inconscio, &#8220;di pancia&#8221;, non conosce dubbio: uno dei due tavoli è più grande dell&#8217;altro, è così chiaro&#8230; e invece, muovendoli e spostandoli&#8230;<br />
Compito del mediatore, può essere anche questo: da esterno, con razionalità e, ovviamente, oggettività, mostrare una possibilità, laddove nessuno delle Parti la può vedere, e portare le stesse Parti per mano verso la meta.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: right;">di Emanuela  Cristiana Villa</p>
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		<title>MEDIAZIONE ALLA CORTE COSTITUZIONALE IL 23 OTTOBRE 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 15:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[La Corte Costituzionale ha fissato per il 23 ottobre 2012 l&#8217;udienza pubblica relativa alla questione &#8220;mediazione civile&#8221;. Lo si apprende dal sito della Consulta. I tempi si allungano quindi di altri 5 mesi, con inevitabili ripercussioni su entrambe le fazioni &#8220;pro&#8221; e &#8220;contro&#8221; la mediazione, ma forse anche un&#8217;occasione in più per mettere alla prova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte Costituzionale ha fissato per il 23 ottobre 2012 l&#8217;udienza pubblica relativa alla questione &#8220;mediazione civile&#8221;. Lo si apprende dal sito della Consulta. I tempi si allungano quindi di altri 5 mesi, con inevitabili ripercussioni su entrambe le fazioni &#8220;pro&#8221; e &#8220;contro&#8221; la mediazione, ma forse anche un&#8217;occasione in più per mettere alla prova lo strumento e poterne testare l&#8217;efficacia su più ampia scala.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le fasi della mediazione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 20:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante sono le fasi della mediazione? La Circolare 20 dicembre 2011 del Ministero della Giustizia &#8211; Interpretazione e misure correttive del decreto interministeriale 145/2011 &#8211; nel portare chiarimenti rispetto agli obblighi di tirocinio assistito a carico di ciascun mediatore, specifica che &#8220;il compimento del tirocinio formativo richiede che il mediatore assista, in modo diretto, allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Quante sono le fasi della mediazione?<span lang="en-US"> La Circolare 20 dicembre 2011 del Ministero della Giustizia &#8211; Interpretazione e misure correttive del decreto interministeriale 145/2011 &#8211; nel portare chiarimenti rispetto agli obblighi di tirocinio assistito a carico di ciascun mediatore, specifica che &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US"><em>il compimento del tirocinio formativo richiede che il mediatore assista, in modo diretto, allo svolgimento &#8230; di taluna delle fasi in cui si svolge il percorso di mediazione in presenza delle parti (dalla prima sessione a quella di redazione del verbale conclusivo)</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US">&#8221; e conclude che &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US"><em>ciascuna fase del percorso di mediazione costituisce momento utile per il conteggio dei venti casi di mediazione da attuare nel biennio</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US">&#8221; e che &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US"><em>costituisce partecipazione anche la sola presenza ad una singola fase di cui si compone il percorso di mediazione</em></span></span><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US">&#8220;, </span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US">potendosi ritenere che i termini &#8220;f</span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US"><em>ase</em></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US">&#8221; e &#8220;</span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US"><em>sessione</em></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US">&#8221; siano utilizzati alternativamente.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US"><a href="../wp-content/uploads/2012/04/FASI_ridotta.JPG"><img title="FASI_ridotta" src="../wp-content/uploads/2012/04/FASI_ridotta.JPG" alt="FASI_ridotta" width="245" height="110" /></a></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Questo fondamentale chiarimento ha portato gli Organismi di Mediazione a specificare in vario modo già nel verbale conclusivo, a beneficio dei mediatori tirocinanti presenti, che &#8220;</span><span style="font-family: Arial;"><em>sono state svolte le seguenti fasi del procedimento di mediazione: (segue elenco delle fasi svolte)</em></span><span style="font-family: Arial;">&#8221; e anche la certificazione loro rilasciata riporta ora il dettaglio delle fasi effettivamente svolte.<span id="more-3424"></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Mancando nelle indicazioni ministeriali l&#8217;elencazione &#8220;ufficiale&#8221; delle fasi in cui si dovrebbe articolare il procedimento di mediazione, vi è la tendenza ad assumere come dato di fatto e riferimento &#8220;dottrinale&#8221; quanto la quasi totalità dei testi e manuali sulle tecniche di mediazione pubblicati in Italia in effetti propone come suddivisione teorico/pratica dello svolgimento della procedura, ovvero (in sintesi): fase introduttiva di presentazione (o monologo del mediatore); fase congiunta di discussione fra le parti; fasi di approfondimento in incontri riservati fra il mediatore e ciascuna delle parti (caucuses); fase conclusiva di discussione e redazione del verbale di mediazione con eventuale accordo allegato. Dunque, la sostanziale uniformità della proposta metodologica sembra costringere la suddivisione dello svolgimento della mediazione lungo un unico binario  composto di quattro fasi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Il numero e il nome di queste ripartizioni di un continuum procedurale, compreso fra i due estremi dell&#8217;inizio e della conclusione, sono tuttavia definiti dagli arbitrari criteri di riferimento a ciò utilizzati e possiamo dunque chiederci se sia ipotizzabile un modello di mediazione che si sviluppi attraverso una serie di fasi diversamente strutturate per numero e denominazione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">La suddivisione sopra esposta sembra considerare ad esempio il ruolo attivo delle parti e la loro interazione, per cui in un modello semplificato risultano: </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">- prima fase in cui interviene solo il mediatore; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">- seconda fase in cui intervengono il mediatore e le parti congiuntamente; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">- terza fase in cui interviene il mediatore e ciascuna parte singolarmente (caucuses) anche in più incontri ripetuti; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">- quarta fase in cui intervengono il mediatore e le parti congiuntamente.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Già questo modello può presentare varianti di combinazioni se alterniamo più incontri riservati con sessioni congiunte prima di quella finale, oppure se si incontrano separatamente anche i legali che accompagnano le parti, ecc.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">In alternativa potremmo considerare ad esempio l&#8217;aspetto negoziale dell&#8217;incontro e individuare così le seguenti fasi: </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">1  esposizione delle posizioni iniziali; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">2  elicitazione degli interessi reali; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">3  ricerca delle soluzioni alternative; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">4  negoziazione conclusiva.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">In considerazione dell&#8217;obiettivo formativo per il tirocinante sembra però ragionevole  considerare il ruolo del mediatore all&#8217;interno del procedimento e dunque: </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="text-decoration: underline;">fase uno</span>, il mediatore introduce il procedimento; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="text-decoration: underline;">fase due</span>, il mediatore ascolta le posizioni delle parti, guidandole  nell&#8217;esposizione degli argomenti, e le riassume; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="text-decoration: underline;">fase tre</span>, il mediatore approfondisce con ciascuna parte le singole posizioni e ricerca con loro i reali interessi; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="text-decoration: underline;">fase quattro</span>, il mediatore guida il confronto fra le parti sui loro reali interessi aiutandole eventualmente nella ricerca di una soluzione condivisa; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="text-decoration: underline;">fase cinque</span>, il mediatore procede alla formalizzazione dell&#8217;accordo raggiunto e alla redazione del verbale.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Come appare evidente, anche in questo caso le singole fasi potrebbero essere oggetto di ulteriori divisioni, ad esempio la fase due potrebbe  scindersi nella esposizione delle parti e nella sintesi del mediatore, e la fase quattro vedere un momento di confronto sulle proposte emerse dalle sessioni riservate formalmente distinto da quello della ricerca di possibili soluzioni alternative (per cui il mediatore applica tecniche ad hoc). </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Lascio al lettore continuare l&#8217;esercizio di individuazione di macro e micro-fasi variando i possibili parametri di riferimento.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Una scorsa veloce alla letteratura anglosassone in tema di mediazione propone modelli a quattro, cinque, sei e perfino sette fasi, considerando, ad esempio, anche la fase di pre-mediazione, da noi normalmente amministrata dalla segreteria dell&#8217;organismo, ma oltre oceano gestita invece dallo stesso mediatore attraverso colloqui preliminari con le parti, l&#8217;invio e la raccolta di questionari, ecc.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Una vera e propria sfida a superare il modello &#8220;a fasi&#8221; viene poi da approcci alla mediazione diversi da quello tradizionale e prevalente di tipo problem-solving, quale è ad esempio quello della <a href="http://blogconciliazione.com/2011/11/la-mediazione-trasformativa-intervista-a-joseph-folger/">Mediazione Trasformativa</a>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Secondo la visione trasformativa il conflitto fra le parti è in realtà un momento di crisi nella loro interazione e dunque l&#8217;intervento di ADR non è più immaginato come una parentesi a sé stante nella vita degli individui, con un inizio e una conclusione definiti e limitati dall&#8217;azione del mediatore finalizzata a consentire loro di trovare una soluzione alla specifica controversia, ma questa figura terza si fa invece carico di un prima, e soprattutto di un dopo, che estendono l&#8217;orizzonte temporale del suo intervento oltre lo svolgimento del mero procedimento, incidendo sulla capacità soggettiva delle parti di affrontare in generale le questioni della vita, fra cui anche le liti di tipo &#8220;commerciale&#8221; come potrebbe essere quella che le ha portate davanti a lui.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Questo particolare approccio lascia molto spazio alle parti nella scelta degli argomenti di cui discutere, delle modalità e dei tempi di svolgimento dell&#8217;incontro, tanto da vedere più diluiti e sfumati i contorni delle fasi così come descritte precedentemente. Addirittura esso si qualifica come un processo interattivo &#8220;circolare&#8221; rispetto a quello &#8220;lineare&#8221; classico e la suddivisione in sessioni ne risulta dunque più arbitraria e meno formalizzabile.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">In conclusione, senza voler entrare ulteriormente nel confronto fra i diversi approcci alla mediazione, ciò che voglio evidenziare è la obiettiva arbitrarietà dello scegliere di definire in modo categorico quante e quali sono le fasi o sessioni della procedura e i rischi sostanziali connessi al vincolare il mediatore al loro rigoroso rispetto, senza permettergli, invece, di partecipare inter-partes (e non super-partes) ad un percorso più fluido e dai contorni definiti solo dal divenire della interazione fra le parti stesse. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;">Ciò è forse più facile da realizzare se si supera una visione &#8220;tecnicistica&#8221; del fine della mediazione permettendo invece al mediatore di perseguire nella massima libertà di azione il proprio scopo &#8220;facilitativo&#8221;, magari all&#8217;interno della più ampia visione trasformativa, ma non solo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;"><span style="font-family: Arial;">di Eugenio Vignali<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-family: Arial;"><span lang="en-US"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
]]></content:encoded>
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		<title>SAVE THE DATE!</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 21:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un po&#8217; di tempo a questa parte, si stanno moltiplicando iniziative ed eventi sulla mediazione, a volte anche di qualità.
In particolare, vogliamo segnalarne due che avranno luogo prossimamente:

- Un interessante momento di formazione il giorno 9 maggio 2012 a Piacenza, Palazzo Galli, che avrà come principale relatore il Prof. Michael Tsur, uno dei massimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un po&#8217; di tempo a questa parte, si stanno moltiplicando iniziative ed eventi sulla mediazione, a volte anche di qualità.<br />
In particolare, vogliamo segnalarne due che avranno luogo prossimamente:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="evento" src="../wp-content/uploads/2012/04/evento.jpg" alt="evento" width="144" height="144" /></p>
<p>- Un interessante <a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/04/locandina-evento-9-Maggio-+-scheda-di-iscrizione.pdf">momento di formazione</a> il giorno 9 maggio 2012 a Piacenza, Palazzo Galli, che avrà come principale relatore il <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.michaeltsur.com/">Prof. Michael Tsur</a></span>, uno dei massimi esponenti a livello internazionale nel campo della negoziazione e della mediazione.</p>
<p>- Un istruttivo <a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/04/WS-locandina-fronte-retro.pdf">seminario sulle tecniche di mediazione</a>, i giorni 17-18 maggio 2012, a Venezia, con <a href="http://www.golann.com/">Dwight Golann</a> e <a href="http://www.understandinginconflict.org/the-team/gary-j-friedman/">G.Friedman</a> dal titolo &#8220;Come mediare: tecniche e competenze a confronto&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>AI ROMANI PIACE</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 15:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione obbligatoria]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Del fenomeno mediazione si sono sentiti parlare gli avvocati, i magistrati, i politici. Ma che cosa ne pensano i cittadini? La conoscono? Sono propensi ad utilizzarla in caso di lite?
A dare una risposta a questi interrogativi, un&#8217;indagine recentemente condotta tra i cittadini di Roma a cura dell&#8217;Osservatorio sui Conflitti e la Conciliazione, i cui risultati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">
<p><a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/04/Osservatorio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3374" title="Osservatorio" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/04/Osservatorio-150x150.jpg" alt="Osservatorio" width="150" height="150" /></a>Del fenomeno mediazione si sono sentiti parlare gli avvocati, i magistrati, i politici. Ma che cosa ne pensano i cittadini? La conoscono? Sono propensi ad utilizzarla in caso di lite?</p>
<p>A dare una risposta a questi interrogativi, un&#8217;indagine recentemente condotta tra i cittadini di Roma a cura dell&#8217;<a href="http://www.osservatorioconflitticonciliazione.it/">Osservatorio sui Conflitti e la Conciliazione</a>, i cui risultati hanno portato alla stesura di un <a href="http://www.osservatorioconflitticonciliazione.it/?page_id=499">rapporto</a> che consente alcune significative considerazioni. L&#8217;indagine ha esaminato un campione di 2000 romani che hanno vissuto un contenzioso di natura pubblica o privata per conoscere:</p>
<p>- La loro opinione su questo &#8220;nuovo&#8221;strumento di risoluzione dei conflitti.</p>
<p>- La loro propensione ad affidarsi alla procedura</p>
<p>Ne è emerso che:</p>
<p>- Manca una conoscenza approfondita dello strumento (il 60% degli intervistati non era al corrente dell&#8217;obbligatorietà) e dei suoi vantaggi    (economicità, semplicità, efficacia) La comunicazione da parte dei media sul tema non è stata probabilmente abbastanza efficace, essendosi conentrata più sulle polemiche e le finalità puramente deflattive dello strumento, che sulla reale portata socio-culturale della sua introduzione.</p>
<p>- Il 70% dei cittadini romani intervistati si dichiara favorevole a ricorrere alla conciliazione. Ciò non significa naturalmente un&#8221;definitivo radicamento della cultura della conciliazione nel nostro Paese&#8221; La strada da percorrere è ancora molto lunga..ma evidentemente, le esperienze di conciliazione volontaria promosse in questi anni a vari livelli da parte prevalentemente di enti di natura pubblicistica, hanno portato qualche frutto.</p>
<p>- Infine, un dato molto importante e positivo: la conciliazione viene interpretata in generale come una pratica virtuosa, più che un rimedio al mal funzionamento della Giustizia. La conciliazione infatti, viene scelta &#8220;non tanto come strumento di Giustizia alternativa, ma come alternativa alla Giustizia&#8221; come ha ribadito il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Maria_Flick">Prof. Giovanni Maria Flick</a>.</p>
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		<title>Così fan gli svizzeri.. (il contesto normativo)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 21:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione]]></category>
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		<description><![CDATA[In Svizzera la conciliazione è distinta dalla mediazione, anche se in qualche modo i due procedimenti sono complementari: il primo è articolato e decisamente aggiudicativo, mentre il secondo è totalmente facilitativo e libero. Ad essi sono dedicato i titoli primo e secondo del codice di procedura civile (nella parte relativa alle disposizioni speciali, dall’articolo 197 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Svizzera la conciliazione è distinta dalla mediazione, anche se in qualche modo i due procedimenti sono complementari: il primo è articolato e decisamente aggiudicativo, mentre il secondo è totalmente facilitativo e libero. Ad essi sono dedicato i titoli primo e secondo del codice di procedura civile (nella parte relativa alle disposizioni speciali, dall’articolo 197 all’articolo 218) aggiornato a gennaio 2011.<a href="../wp-content/uploads/2012/04/svizzera.gif"><img class="alignleft" title="svizzera" src="../wp-content/uploads/2012/04/svizzera-150x150.gif" alt="svizzera" width="150" height="150" /></a><br />
Il principio base si fonda su una obbligatorietà pregiudiziale, infatti la procedura decisionale è preceduta da un tentativo di conciliazione davanti a un’autorità di conciliazione (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cantoni_della_Svizzera">i Cantoni</a> sono liberi di definire tali autorità; di norma sono il Giudice di Pace, il Pretore o il Segretario assessore).<br />
Nelle controversie in materia di locazione e affitto di abitazioni e di locali commerciali, come nelle controversie sulla parità dei sessi, l’autorità di conciliazione è composta da un presidente e da rappresentanze paritetiche delle parti. In questi due casi l’autorità di conciliazione presta anche consulenza giuridica e può disporre scambi di scritti.<span id="more-3319"></span><br />
La procedura di conciliazione pregiudiziale obbligatoria non ha luogo in diversi casi:<br />
nella procedura sommaria;<br />
nelle cause sullo stato delle persone;<br />
nelle cause di divorzio;<br />
nelle cause di scioglimento dell’unione domestica registrata;<br />
nelle cause per le seguenti azioni: di disconoscimento del debito, di accertamento, di rivendicazione, di partecipazione, di rivendicazione di terzi e di rivendicazione della massa, di contestazione della graduatoria, di accertamento del ritorno a miglior fortuna, di reintegrazione di oggetti vincolati al diritto di ritenzione; nel giudizio in istanza cantonale unica; in caso di intervento principale, di domanda riconvenzionale e di azione di chiamata in causa; allorché il giudice ha impartito un termine per proporre azione.<br />
Nelle controversie patrimoniali con un valore litigioso superiore a 100 000 franchi le parti possono convenire di rinunciare alla procedura di conciliazione.<br />
L’attore può inoltre rinunciare unilateralmente alla procedura di conciliazione: in caso di domicilio o sede all’estero del convenuto; quando il convenuto è di ignota dimora; nelle controversie sulla parità dei sessi.</p>
<p>di Paolo Salvatore Nicosia</p>
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