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	<title>Blog Conciliazione &#187; Comunicazione</title>
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		<title>Consensus building</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[ADR]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Consensus building]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Consensus Building (in italiano Gestione Creativa dei Conflitti o Confronto Creativo) è un approccio “applicato nelle politiche pubbliche e nella progettazione territoriale per raggiungere decisioni democratiche, al fine di garantire un senso di comune appartenenza basato sulla comune capacità di prendere decisioni che siano polifoniche, efficaci, nel rispetto e nel potenziamento delle identità multiple [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bn0gUOB-jHQ"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3556" title="Marianella" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/05/Marianella-150x150.jpg" alt="Marianella" width="150" height="150" /></a>Il Consensus Building (in italiano Gestione Creativa dei Conflitti o Confronto Creativo) è un approccio “applicato nelle politiche pubbliche e nella progettazione territoriale per raggiungere decisioni democratiche, al fine di garantire un senso di comune appartenenza basato sulla comune capacità di prendere decisioni che siano polifoniche, efficaci, nel rispetto e nel potenziamento delle identità multiple dei soggetti in causa” (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marianella_Sclavi">Marianella Sclavi</a>)<br />
Per approfondire il tema, guarda il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bn0gUOB-jHQ">video</a> e segui l&#8217;intervista a Marianella Sclavi, realizzata da Wilma Massucco e tratta dal sito www.eugad.eu</p>
<p><strong>Marianella, tu cosa intendi per Consenso?</strong></p>
<p>La parola “consenso” crea più equivoci che chiarezza, sarei dell’idea di cancellarla. Quando si parla di consensus building si intende una situazione che io traduco come confronto creativo, ovvero una situazione nella quale, partendo da posizioni tra loro anche molto divergenti, si arriva, attraverso passi molto precisi, alla costruzione non di una soluzione di compromesso, bensì di una soluzione “nuova”, capace di andare incontro alle esigenze di fondo della maggior parte dei partecipanti. Di solito, un consensus building fatto bene viene sottoscritto praticamente da tutti, e questo non perché la soluzione individuata corrisponda esattamente alle specifiche necessità individuali, ma perché tutti si rendono conto – partecipando al processo &#8211; che quella soluzione è stata raggiunta attraverso un nuovo modo di rapportarsi, in cui tutti si sono sentiti ascoltati per davvero. E siccome questo è molto raro, viene anche molto apprezzato.<span id="more-3548"></span></p>
<p><strong>Come avviene questo Confronto creativo?</strong></p>
<p>Praticamente si tratta di impedire che le persone in una situazione di dissenso agiscano come verrebbe loro spontaneo fare. In genere quando c’è un dissenso scatta un’urgenza classificatoria, ovvero la necessità di chiarire subito su cosa siamo d’accordo e su cosa no, chi sono i nostri alleati e quali i nemici. Nel processo di consensus building, invece, bisogna frenare questa tendenza e sostituirla con una modalità di discussione a cui siamo meno abituati, che è basata sull’ascolto attivo. Ovvero è basata sul fatto che prima di discutere bisogna capire, e sull’assunto che una situazione complessa e’ descritta adeguatamente solo se vista da punti di vista divergenti e apparentemente incompatibili. Si tratta quindi di risalire dalle posizioni divergenti alle preoccupazioni, interessi e visioni del mondo più generali sulle quali si incardinano. Quindi l’ascolto attivo sostituisce a un clima difensivo-offensivo, un atteggiamento che e’ stato anche chiamato di generosita’ ermeneutica, in cui ci si rivolgono reciprocamente delle domande tese a capire com’e’ che coloro che la pensano diversamente da noi “hanno ragione.” In questo modo si acquisiscono nozioni e informazioni sul contesto che altrimenti verrebbero trascurate, e grazie a questo incominci a porti il problema di come fare a presentare una proposta che vada anche incontro alle esigenze di fondo dell’altro.</p>
<p><strong>Puoi farci un esempio?</strong></p>
<p>L’inventore della espressione “ generosità ermeneutica” e’ Paul Farmer, un medico e antropologo che è riuscito a creare un importantissimo centro di medicina comunitaria nel cuore di uno dei paesi più poveri del mondo: Haiti. Egli ci racconta che una sua paziente che si affidava anche a pratiche Voodu a una sua domanda ha risposto: “Ma lei non sa cos’è la complessità?” lasciandolo di stucco e aiutandolo ad avere una illuminazione: anche nella nostra cultura una persona si rivolge contemporaneamente ai medici e alla religione pregando per la guarigione dei malati, e l’80 per cento delle pratiche Voodu, ha scoperto Farmer, sono precisamente questo, dei rituali per chiedere grazie di guarigione. Farmer e’riuscito in una impresa ritenuta da quasi tutti “impossibile” grazie alla sua capacita’ di trasformare i dissensi e conflitti e la iniziale concorrenza in occasioni di co-progettualita’ creativa. Il successo di Partners in Health ( Parteners nella salute ) ad Haiti ed altrove ( Peru’, Russia, Sud Africa, ecc. ) e’ largamente dovuto a una concezione della ricerca scientifica e della pratica medica dialogante, radicata sull’ascolto attivo. Una esperienza piu’ vicina a noi possiamo farla tutti immaginando (come si usa fare nelle simulazioni che sono strumenti fondamentali per l’apprendimento di queste capacità) di essere degli insegnanti o studenti di una scuola in cui il preside, in seguito a vari atti gravi di bullismo che hanno coinvolto come vittime anche alcuni insegnanti, decide di chiedere la presenza della polizia nei corridoi della scuola. Se noi non siamo d’accordo con questa proposta, quali domande possiamo rivolgere al preside ( e a coloro che eventualmente lo appoggiano) per adottare un atteggiamento di ascolto attivo nei suoi confronti ? Un atteggiamento del tipo “io ho ragione tu hai torto” puo’ portare ad argomentare i pro e contro delle varie posizioni e poi a votare per vedere dove sta la maggioranza, ma non a risolvere il problema della violenza nelle scuole !! Invece ascoltare in modo da capire le ragioni di tutti , moltiplicare le opzioni, e poi inventare qualcosa di nuovo col contributo di tutti , e’ la strada per un vero cambiamento nei modi della convivenza.</p>
<p><strong>Quali potevano essere, dunque, in quella circostanza le domande giuste?</strong></p>
<p>Le domande potevano essere del tipo: “A me la presenza della polizia nella scuola angoscia: lei, invece, perché la vede come qualcosa di positivo?” Lui avrebbe potuto rispondere: “Ci vuole chiarezza; i giovani non hanno più il senso di cosa è giusto e cosa è sbagliato; se viene la polizia nella scuola i giovani capiscono che chi si comporta male viene punito e chi fa bene viene premiato”. E tu dici: “Ah, adesso capisco ….qui si tratta di dare ai giovani un senso di responsabilizzazione, valori, ecc.”. Ci pensi su e provi a riproporre le tue proposte in termini di “come facciamo effettivamente a dare un senso di responsabilizzazione ai giovani, senza usare la presenza della polizia?”.Cioè, tu cerchi di andare incontro alle esigenze dell’altro, non accettando la sua proposta – con la quale sei in disaccordo – ma reinterpretando la tua proposta, o comunque le tue esigenze, in modo tale che si arricchiscano delle esigenze di fondo che l’altro pone, e che non sono completamente campate per aria. Perché è proprio vero che tra i giovani manca un senso di responsabilizzazione…</p>
<p>Questo processo di Consensus Building è possibile anche nel caso ad esempio di una riqualificazione urbana? Ovvero è possibile il coinvolgimento “dal basso”, dei cittadini, anche nel caso di un’attività che fino ad oggi è stata solitamente di esclusivo appannaggio dell’amministrazione pubblica?</p>
<p>Certo. Posso portare esempi di Processi Partecipativi che io stessa ho impostato e facilitato. Vedi il caso della riqualificazione di una vecchia fabbrica dismessa a Modena (progetto Ex Fonderie – DAST del 2007) oppure quello della riqualificazione di un grande edificio storico nel centro di Livorno (progetto Cisternino2020-LAPIS del 2008). In entrambi i casi il coinvolgimento della cittadinanza non ha allungato i tempi, come qualcuno potrebbe pensare, ma li ha invece significativamente ridotti. Mi spiego. Ormai sempre più spesso le amministrazioni si rendono conto che è estremamente difficile decidere, perché chi non e’ stato ascoltato e preso in considerazione si sente offeso e protesta bloccando l’iter decisionale e perche’ le divisioni sono presenti anche all’interno delle amministrazioni stesse. Questa difficoltà reale a raggiungere decisione efficaci e durature non è legato solo ai limiti delle persone che eleggiamo come nostri rappresentanti istituzionali. E’ legato anche a qualcosa di sistemico. I problemi da affrontare sono problemi complessi, che richiedono una pluralità di conoscenze e di partecipazione e di impegno tali per cui, se vuoi davvero individuare soluzioni che funzionano, è necessario coinvolgere tutte le parti in causa, società inclusa. Viceversa, se tu prendi una decisione senza avere il consenso di tutti, quella stessa decisione – per quanto coraggiosa possa essere – verrà comunque ostacolata da chi si sente al tempo stesso parte in causa ed escluso. Vedi il caso No TAV in Val di Susa e via dicendo.</p>
<p><strong>Quindi all’amministrazione pubblica conviene “compromettersi” con un Progetto Partecipativo, in cui vengono coinvolti anche semplici cittadini in merito a decisioni che riguardano la vita pubblica e sociale?</strong></p>
<p>Direi che conviene adottare il Consensus Building nei casi in cui tutti i vari attori in gioco sono disponibili a impegnarsi in un processo del genere. E in linea di massima saranno disponibili se si avranno la garanzia di essere ascoltati e di avere voce in capitolo nella proposta ufficiale finale. Riprendo il caso di Modena e del Progetto Ex-Fonderie sopra menzionato. Tutto è iniziato perché c’era in città una fabbrica, dismessa da 20 anni (con una disponibilità di superficie di 44.000 mq), che il Comune aveva deciso, ad un certo punto, di abbattere per costruire al suo posto degli uffici. Questa decisione aveva creato in città un fortissimo dibattito, perché questa era la fabbrica in cui, negli anni ’50, erano stati uccisi 6 operai: aveva quindi una storia, molto coinvolgente dal punto di vista emozionale, per la città. Erano 2 anni che si discuteva di questo progetto e l’amministrazione comunale non riusciva ad arrivare a nessuna conclusione. A quel punto sono stata contattata e, a pranzo con il Sindaco e con gli assessori all’Urbanistica e alla Partecipazione, ho spiegato le logiche del Consensus Building e dell’Open Space Technology (vedi finestra con quadro esplicativo a latere, ndr). Ho fatto dei disegnini sulla carta del tovagliolo e loro mi hanno detto: “Proviamo”. Quando la città dice “Proviamo” poi lo fa davvero. L’incarico mi è stato assegnato il 9/1/2007 – data di commemorazione annuale dell’eccidio avvenuto davanti alle Ex Fonderie – e la proposta di progetto è stata consegnata il 30/5/2007. Quindi il tutto, dalla fase preparatoria in avanti, è durato cinque mesi. Sono emerse 20 proposte, elaborate e tradotte poi in un’unica proposta sottoscritta da tutti che è diventata il Progetto DAST. Questa è un’esperienza di cittadinanza attiva importante anche dal punto di vista dei tempi, perché mostra che quella soluzione che l’amministrazione pubblica non era riuscita ad individuare in due anni di discussione, il processo partecipativo (con il coinvolgimento di amministrazione, politici , istituzioni e associazioni sociali e culturali e semplici cittadini) è riuscito invece ad individuarla in soli cinque mesi.</p>
<p><strong>Qual è il merito di un Progetto Partecipativo, e della tecnica dell’Open Space Technology in particolare?</strong></p>
<p>L’<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bn0gUOB-jHQ">OST</a> ha un enorme merito, che è quello di consentire a chiunque di essere parte del processo. Se una persona ha una proposta da fare, si alza e la propone, senza nessuna rete di filtro. In secondo luogo, aspetto altrettanto importante, impedisce la lamentela: il che è rivoluzionario di per se stesso. Nell’OST, se ti sembra che un certo problema non sia stato sollevato, ti alzi e lo fai tu. Sei garantito che quel problema avrà lo stesso spazio degli altri, cioè uno spazio in cui discuterlo e approfondirlo con coloro che sono interessati , una pagina sul book finale e il diritto di essere preso in considerazione nella elaborazione della proposta conclusiva. Quindi nessuno può dire: “Non è stato posto il problema centrale”. Questi due aspetti messi insieme &#8211; tagliare le gambe alla lamentela e permettere a chiunque di essere protagonista &#8211; creano un senso forte di co-protagonismo e una spinta propositiva grandissima. Invece di piangere su quello che non viene fatto, fai tu delle proposte sapendo che probabilmente la risposta giusta non sarà né A né B né C, ma una idea nuova che nasce dal confronto creativo fra A,B e C. Un piano strategico complesso nasce dal dare voce a tutti i punti di vista e tutte le esigenze che lo concernono, molte volte l’aggiunta di una proposta considerata marginale o non pertinente può essere decisiva per la qualità del progetto finale. Con l’OST hai un’idea di democrazia vera, senza regole burocratiche e senza patriarchi. E’ un dialogo fra pari, inclusivo di chiunque abbia a cuore quel problema, è il co- protagonismo dei cittadini non solo nel momento delle elezioni, ma nel merito dei problemi che li riguardano&#8230;</p>
<p><strong>Perchè un semplice cittadino dovrebbe essere interessato a partecipare ad un processo di Consensus Building?</strong></p>
<p>Direi essenzialmente per due ragioni. Innanzitutto perché in questo modo ha la possibilità di avere voce in capitolo su un progetto che lo riguarda e lo interessa; in secondo luogo perché, mentre prende parte attiva in questo processo,acquisisce la capacità di ascolto attivo e di gestione creativa dei conflitti che sono fondamentali in ogni sfera della vitasociale e affettiva: il che &#8211; a mio giudizio &#8211; è l’esito più importante e permanente, il vero grande risultato di un Processo Partecipativo.</p>
<p><strong>Pensi che anche a livello politico si potrebbe seguire un processo di questo tipo?</strong></p>
<p>La difficoltà è far capire ai politici che questo strumento è estremamente efficace, se applicato in modo serio e professionale. Tenendo presente che la democrazia deliberativa (altro modo per indicare i processi partecipativi ) non vuole sostituirsi a quella rappresentativa, ma essere piuttosto uno strumento che il potere politico può impiegare per raggiungere soluzioni migliori. Tant’è che in alcuni Paesi, la stessa formulazione delle norme legislative più controverse viene elaborata col ricorso a dei facilitatori professionali e al metodo del Consensus Building. Negli Usa si chiama Negotiated rule making (costruzione delle regole in modo negoziato): tutte le parti in causa (legislatori, sindacati,associazioni, ecc..) possono partecipare alla formulazione delle regole che poi diventeranno leggi.</p>
<p><strong>Si farà lo stesso anche in Italia?</strong></p>
<p>In Italia siamo ancora ai primordi, in gran parte a causa di un provincialismo patologico delle forze una volta chiamate “progressiste” che altrove sono ovviamente le forze trainanti di questi processi di cambiamento delle forme di convivenza in direzioni piu’ solidali e creative. Ma molti segnali, quasi sempre legati al rinnovamento e ringiovanimento della classe dirigente politica, mi fanno pensare che nel giro di 4 o 5 anni anche in Italia questo argomento e relative esperienze diventeranno centrali. Perché un semplice cittadino dovrebbe essere interessato a partecipare ad un processo di Consensus Building? Direi essenzialmente per due ragioni. Innanzitutto perché in questo modo ha la possibilità di avere voce in capitolo su un progetto che lo riguarda e lo interessa; in secondo luogo perché, mentre prende parte attiva in questo processo, acquisisce la capacità di ascolto attivo e di gestione creativa dei conflitti che sono fondamentali in ogni sfera della vita sociale e affettiva: il che &#8211; a mio giudizio &#8211; è l’esito piu’ importante e permanente, il vero grande risultato di un Processo Partecipativo.</p>
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		<title>Media e Mediazione</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione]]></category>
		<category><![CDATA[Proposta]]></category>
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		<description><![CDATA[ Chiunque conosca in modo professionale un determinato argomento, è abituato a scorgere molto spesso imprecisioni, inesattezze ed errori circa notizie relative a quel tema, leggendo i giornali o seguendo i notiziari tv o quelli sul web.
La necessità di rendere la notizia in tempi rapidi fa vittime innocenti: basta parlare di un signor Tal del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-thumbnail wp-image-3095 alignleft" title="media" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2012/02/media1-150x150.jpg" alt="media" width="150" height="150" /> Chiunque conosca in modo professionale un determinato argomento, è abituato a scorgere molto spesso imprecisioni, inesattezze ed errori circa notizie relative a quel tema, leggendo i giornali o seguendo i notiziari tv o quelli sul web.<br />
La necessità di rendere la notizia in tempi rapidi fa vittime innocenti: basta parlare di un signor Tal del Tali come di &#8220;evasore&#8221; e la notizia è data. Poco rileva se poi, andando ad approfondire, ci si rende conto che questa persona ha un contenzioso con il fisco circa una somma comunque dichiarata (e quindi non evasa).<br />
Si parla di &#8220;posto fisso&#8221;, di &#8220;responsabilità civile dei giudici&#8221;, di &#8220;aumento dello spread&#8221; in poche righe, evitando le complessità che si celano dietro questi argomenti.<br />
La notizia è data, l&#8217;informazione un po&#8217; meno&#8230;<br />
La mediazione non fa eccezione. <span id="more-3091"></span>Si parla di mediatori come di &#8220;decisori&#8221; (?), &#8220;giudici&#8221; (??), &#8220;arbitri&#8221; (???). Si parla dell&#8217;obbligo di mediazione come se questo significasse trascinare le parti incatenate in mediazione, e via discorrendo.<br />
I tempi e gli spazi dei media non sono adatti ad approfondire concetti complessi come lo scopo della mediazione, le modalità con cui viene offerta, la qualità degli organismi di mediazione.<br />
Se la percentuale di accordi è bassa (ma bassa rispetto a cosa, poi?) la mediazione &#8220;non funziona&#8221;. Poco importa se dietro una percentuale o un giudizio c&#8217;è un mondo che meriterebbe di essere analizzato, approfondito, dibattuto.<br />
E, ovviamente, il ragionamento vale anche in senso inverso: se si parla della mediazione come dello strumento che &#8220;svuoterà i tribunali&#8221;, &#8220;risolverà i problemi della giustizia italiana&#8221;, &#8220;toglierà lavoro ai giudici&#8221;, la necessità di approfondire meglio il tema dovrebbe essere evidente.<br />
Fin qua, ahimè, niente di nuovo. Il tema ricorre da tempo e certo non lo si può affrontare in poche righe. Interessa invece ragionare su qualche possibile via di fuga che consenta ai professionisti dei media di lavorare bene e informare meglio i lettori.<br />
Una prima proposta costruttiva che mi sentirei di fare è organizzare un momento di sensibilizzazione (un seminario, un corso, libero spazio all’iniziativa) proprio per gli addetti ai lavori della comunicazione, in modo da far loro capire che, al di là dei titoli e degli slogan pro o contro la mediazione, c&#8217;è una realtà molto più complessa che merita più di un approfondimento.</p>
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		<title>Una sfida alla neutralità del mediatore</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 14:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[neutralità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Eugenio Vignali *

Una sfida per il mediatore a mantenere un atteggiamento autenticamente neutrale e imparziale all’interno di un procedimento di mediazione è costituita da quelle situazioni in cui egli valuta che vi sia uno squilibrio di potere decisionale fra i partecipanti. In generale, la neutralità del mediatore può essere definita come un atteggiamento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2746" title="equilibrio" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2011/06/equilibrio-150x150.gif" alt="equilibrio" width="150" height="150" />di Eugenio Vignali *<br />
</em></p>
<p>Una sfida per il mediatore a mantenere un atteggiamento autenticamente neutrale e imparziale all’interno di un procedimento di mediazione è costituita da quelle situazioni in cui egli valuta che vi sia uno squilibrio di potere decisionale fra i partecipanti. In generale, la neutralità del mediatore può essere definita come <span id="more-2736"></span>un atteggiamento di equidistanza dalle parti e di indifferenza rispetto alle soluzioni da loro liberamente concordate, rafforzato dalla consapevolezza ontologica di non sapere quale esito sia realmente preferibile per le persone coinvolte nella lite. Non potendo egli utilizzare riferimenti oggettivi di diritto e nonostante il termine mediazione evochi, con il suo riferimento ad una posizione intermedia, l’ideale di equidistanza e di equità, il mediatore autenticamente neutrale dovrà dunque essere aperto ad accogliere qualsiasi opzione le parti ritengano concordemente di voler adottare per porre fine alla loro controversia. Ad esempio, anche la rinuncia alle proprie pretese a fronte della presentazione di scuse, pur ignorando le richieste espresse nelle posizioni iniziali e lasciando la situazione fattuale immutata, potrebbe infatti risultare soddisfacente per uno dei litiganti al fine della propria riconciliazione con la controparte. Tale determinazione deve però essere raggiunta attraverso la piena espressione del proprio potere decisionale, che è ciò che il mediatore deve considerare con riferimento all’effettivo equilibrio fra le parti, senza cadere in facili errori di interpretazione e di valutazione generati da altre tipologie di differenze. Le disparità fanno parte in generale dell’esistenza e caratterizzano dunque anche ogni aspetto della vita degli esseri umani. Vi sono disparità nelle capacità individuali, nelle risorse interiori personali ed in quelle esterne a cui si può accedere, ed è normale che ogni volta che ci relazioniamo con un’altra persona tali differenze emergano, determinando un apparente squilibrio di potere rispetto al soddisfacimento dei propri bisogni ed al perseguimento dei propri obiettivi, ma è davvero cosi? Le combinazioni di elementi sono infinite: la parte accompagnata da un giovane legale è più debole di quella accompagnata da un collega con più esperienza? Il responsabile commerciale di una azienda è in una condizione di maggior potere decisionale rispetto alla coppia di giovani clienti? Che cosa dire poi, ad esempio, delle diversità caratteriali? Una persona poco istruita ma scaltra e calcolatrice è più forte o più debole rispetto ad un’altra più istruita ma più ingenua? Una persona incapace di gestire la propria emotività è più debole rispetto ad una controparte più controllata e meno stressata? Si rende dunque necessario per il mediatore superare il confronto fra generici elementi formali (oggettivi e soggettivi) del contesto negoziale, per valutare invece l’autentico potere decisionale di ciascuna parte all’interno del conflitto, definendolo come la condizione nella quale una persona ha la possibilità di esercitare la massima autotutela. Personalmente valuto tale condizione considerando i seguenti elementi: consapevolezza, libertà e assertività.</p>
<p>- Consapevolezza, intesa come chiarezza dei propri valori, pensieri ed emozioni. Questo elemento permette di individuare i propri reali interessi al di là dei bisogni immediati e delle reazioni automatiche che portano spesso a prendere rigide posizioni “di principio”. L’allineamento con i propri valori è infatti altra cosa e poggia le proprie basi su una identità chiara e  definita la cui espressione mantiene sempre le qualità dell’integrità e della coerenza. Anche il rendersi conto dei cosiddetti “emotional drive”, ovvero dell’influenza che le emozioni hanno nel nostro processo decisionale, è importante al fine di una decisione non condizionata dal passato ma totalmente inquadrata nel presente.</p>
<p>- Libertà, intesa come possibilità e capacità di scegliere e di agire. Ovvero come la esistenza di più opzioni perseguibili rispetto alle quali non vi sono influenzamenti e condizionamenti esterni (dei cosiddetti “terzi decisori”)  ma che è possibile valutare in autonomia e senza la paura delle reazioni o dei giudizi altrui.</p>
<p>- Assertività, intesa come capacità di affermare le proprie convinzioni e di perseguire i propri interessi. Ciò dovrà comunque avvenire in modo ecologico nel riconoscimento del punto di vista e degli interessi altrui.</p>
<p>Come si può notare, elementi tipici delle strategie di negoziazione (come ad esempio la conoscenza della migliore e peggiore alternativa alla negoziazione, i riferimenti agli standard esterni, e gli altri fattori che normalmente sono considerati utili nel corso di una trattativa) assumono valore concreto solo a fronte della presenza dei tre aspetti precedenti. E’ importante dunque che il mediatore valuti attentamente la presenza di un reale gap di potere decisionale fra le parti e l’opportunità e la misura del proprio intervento per un suo riequilibrio, considerando che la propria preoccupazione e un eccessivo impegno in tal senso lo possono portare a perdere la neutralità e l’imparzialità, se non di fatto, quanto meno nella percezione dei presenti. Qualora ciò accadesse e vi fosse una reazione in una delle parti (che dallo squilibrio di potere decisionale avrebbe magari voluto trarre un vantaggio negoziale) sarà utile introdurre accanto al concetto di neutralità anche quello di diligenza (intesa come quell’insieme di azioni e di comportamenti coerenti con le regole e gli obiettivi del procedimento) in virtù della quale l’attenzione che il mediatore deve avere al processo di maturazione del consenso fra le parti per garantire un consenso condiviso e un accordo a prova di futuri ripensamenti riveste sicuramente un ruolo primario. Poiché la massima garanzia in tal senso è data, in ultimo, proprio dal fatto che le soluzioni concordate siano espressione autentica della volontà e del potere decisionale di entrambe le parti, possiamo affermare (con un facile assioma) che verificare il loro grado di consapevolezza e di libertà e aiutarle ad esprimere la propria assertività non possono in alcun modo essere considerati atti di deroga alla neutralità del mediatore, ma piuttosto espressione della sua professionalità.Concretamente, tali verifiche potranno essere condotte individualmente nei caucuses per quanto riguarda la elicitazione dei reali interessi di ciascuna parte, nella chiarezza dei suoi valori di riferimento, e per avere conferma della sua libertà decisionale, esplorando con domande aperte i suoi pensieri e le sue emozioni ed ascoltando attivamente la sua storia in quello che è l’equivalente dell’anamnesi per il medico. Nelle sessioni congiunte, si potrà invece facilitare l’espressione della assertività delle parti intervenendo nella loro dinamica comunicativa e relazionale, se necessario, con gli strumenti propri della mediazione quali domande chiuse, metafore, riassunti e parafrasi. In conclusione, possiamo affermare che là dove il mediatore farà proprio un simile approccio, rimarrà come plusvalore per le parti, rispetto all’esito del procedimento (qualunque esso sia) anche la loro aumentata capacità individuale di gestire le interazioni con le altre persone trasformandole da oppositive e distruttive a collaborative e costruttive. Ancora una conferma del valore della mediazione come strumento al servizio della pace sociale.</p>
<p>*<em>Laureato in economia aziendale, consulente di direzione, dal 1999   ha integrato le competenze  economico-giuridiche con quelle di coaching e  counseling  relazionale che trovano ora occasione di sintesi nella sua  attività di mediatore professionista</em></p>
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		<title>PROVINI DI MEDIAZIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 21:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Forum UIA]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il dibattito sulla mediazione verte oggi sui più disparati aspetti: obbligatorietà o volontarietà, innanzitutto. Ma anche: valutativa o facilitativa? E ancora: con o senza avvocati? Gratuita od onerosa? Come spesso accade la polemica nasce da contrapposizioni sempre più rigide che assumono rapidamente le tinte forti del confronto quasi-ideologico il che, almeno da parte di chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2632" title="ciak_nero[1]" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2011/04/ciak_nero12-150x150.jpg" alt="ciak_nero[1]" width="150" height="150" /></em></span></p>
<p>Il dibattito sulla mediazione verte oggi sui più disparati aspetti: obbligatorietà o volontarietà, innanzitutto. Ma anche: valutativa o facilitativa? E ancora: con o senza avvocati? Gratuita od onerosa? Come spesso accade la polemica nasce da contrapposizioni sempre più rigide che assumono rapidamente le tinte forti del confronto quasi-ideologico il che, almeno da parte di chi si ritiene sostenitore della mediazione, è piuttosto paradossale.</p>
<p>Poco dibattutto è invece il tema del &#8220;comunicare la mediazione&#8221;. L&#8217;immagine è, lo sappiamo, molto importante e su questi punti bisognerebbe sforzarsi un pochino di più e invece ancora poco si è fatto.</p>
<p>Stefano Pavletic ci consegna oggi una sua riflessione sullo spot realizzato sulla mediazione e andato in onda qualche mese fa.</p>
<p><em><strong><span id="more-2623"></span></strong></em></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>MILLY</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ad un recente <a href="http://blogconciliazione.com/2011/03/un-forum-per-la-mediazione-atene-marzo-2011/">seminario internazionale </a>si è discusso anche di strategie di marketing e di comunicazione per la promozione della mediazione e degli strumenti ADR. Ci si è interrogati su come i vari media &#8211; cinema, televisione, radio, stampa, fumetti ed altro &#8211; possano rappresentare validi strumenti allo scopo. La mente è corsa subito alla campagna TV che lo scorso mese di Novembre era partita in RAI per pubblicizzare il nuovo istituto della mediazione civile.</span></p>
<p>Data la valenza epocale (sic!) di tale iniziativa governativa, seppur in leggero ritardo si impongono alcune considerazioni.</p>
<p>TESTIMONIAL</p>
<p>Durante una calda riunione di fine estate in RAI, presenti i responsabili di rete e qualche alto dirigente di struttura, qualcuno lancia la sciagurata idea di un brainstorming.</p>
<p>&#8220;Sentite ragazzi facciamo una cosa nazional-popolare, ok? Parliamo alla massa dei cittadini-consumatori, giusto? Io direi allora Milly Carlucci, o Vespa, Piero Angela, magari Pippo. Spenderemo un po’ di più ma sono una sicurezza. I Pooh anche, sono in quattro ma costano per due.&#8221;</p>
<p>&#8220;Scontato però, no? Ci vuole qualcosa di più soft. Non so. Margherita Hack, oppure Don Mazzi. Ma anche Rosy Bindi. Rassicuranti e pacati. No frills.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma dai! La Hack e Don Mazzi vabbè, ma la Bindi è troppo frizzante. E il mercato giovane allora? Chiamiamo Caparezza. Oppure Elio. Celentano no perché chiede troppo. Non saprei, forse Jovanotti. Mick Jagger?&#8221;</p>
<p>&#8220;Ha quasi settant’anni, parla a malapena.&#8221;</p>
<p>&#8220;E se provassimo con Maldini? Cesare, dico. Oppure in alternativa Dino Zoff, oppure Oriali, zio Bergomi. Pruzzo? Il calcio come traino funziona sempre! Si potrebbe fare anche uno straniero: Rummenigge, Zamorano, Higuita? Con i sottotitoli.&#8221;</p>
<p>&#8220;No, non funziona e poi ti voglio vedere con i costi di trasferta! E provare invece con l’Angelus di domenica prossima? Chi ha qualche entratura con il Cardinal Bertone? Poche righe chiare e concise, dette con autorevolezza.&#8221;</p>
<p>&#8220;Caparezza e Pruzzo insieme?&#8221;</p>
<p>&#8220;Due dei Pooh con Margherita Hack e Rummenigge? Tanto per sparigliare?&#8221;</p>
<p>All’unanimità si decide per Milly Carlucci. Matura, pimpante, desiderabile, comunicativa e credibile.</p>
<p>STORYBOARD</p>
<p>Si tratta di uno spot di circa 45 secondi, che passa un certo numero di volte anche in prima serata.<br />
 </p>
<p>Milly è in camerino insieme alla sua sarta (costumista?) che la sta aiutando a vestirsi. Milly nota un velo di preoccupazione sul volto della signora e la interroga con gentilezza: &#8220;Ti vedo così nervosa oggi, cosa c’è ?&#8221; &#8220;Ho un problema legale serio e temo di dover andare in causa&#8221;. Che non si tratti di una vertenza riguardante una scissione societaria internazionale o la costruzione di un tunnel sottomarino risulta subito chiaro dal contesto in cui si sviluppa il dialogo. Si direbbe più una ricarica di un telefonino non riuscita o il brutto servizio fotografico alla comunione del nipotino.</p>
<p>Milly tenta di lenire l’angoscia della sarta e le suggerisce di utilizzare la mediazione: &#8220;E’ una cosa nuova, serve per trovare una soluzione rapida e conveniente …. persino se la causa è già cominciata.&#8221;</p>
<p>La signora si rasserena in volto.</p>
<p>La voce fuori campo ribadisce allora i vantaggi della procedura mentre nel frattempo la scena si sposta dal camerino di Milly ad un ufficio piuttosto accogliente ed elegante. Ad un tavolo stanno negoziando in cinque (compresa la sarta), proprio come se si trattasse in effetti di una scissione societaria internazionale oppure della costruzione di un tunnel sottomarino. A questo punto non si comprende la presenza della sarta.</p>
<p>MESSAGGIO</p>
<p>Dato il taglio dello spot è indubbio che il messaggio sulla mediazione assuma un connotato più che altro spicciolo, di piccolo consumo, insomma dal sapore piuttosto &#8220;pop&#8221;. Nessuna chance di collegarlo a controversie commerciali o contenziosi B2B.</p>
<p>Al tono lievemente paternalistico e comunque alla buona verve della Milly nazionale – in realtà la mente scatta subito al cha-cha-cha o al jive – segue la voce maschile fuori campo che conferma la possibilità di &#8220;una soluzione a qualunque controversia civile e commerciale.&#8221;</p>
<p>Nessun riferimento all’obbligatorietà, forse per fugare ogni timore di conculcamenti o imposizioni governative. Si chiude con il botto finale: &#8220;Mediazione: semplice ed efficace.&#8221;</p>
<p>La corta durata delle campagna pone dubbi anche sull’efficacia dell’iniziativa.</p>
<p><a href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_6_8_1_1.wp?previsiousPage=mg_6_9&amp;contentId=NVA475351">Soldi spesi bene?</a> Ai bloggers l’ardua sentenza.</p>
<p>STEFANO PAVLETIC</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA COLLERA: EMOZIONE POSITIVA O NEGATIVA?</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 11:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[
Le emozioni, si sa, possono  giocare brutti scherzi nelle negoziazioni. Ma siamo davvero sicuri che sia sempre così? Secondo voi è&#8217; sempre positivo tenerle a freno?
Pare di no&#8230;
Prendiamo ad esempio la collera.
Al contrario di ciò che si può pensare,  in certi casi, la collera può rivelarsi un’arma negoziale incredibile!
Alcuni studi (“A social functional approach to emotions in bargaining: when [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2010/12/Margie-Simpson.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2225" title="Margie Simpson" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2010/12/Margie-Simpson-150x150.jpg" alt="Margie Simpson" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Le emozioni, si sa, possono  giocare brutti scherzi nelle negoziazioni. Ma siamo davvero sicuri che sia sempre così? Secondo voi è&#8217; sempre positivo tenerle a freno?<br />
Pare di no&#8230;<br />
Prendiamo ad esempio la collera.<br />
Al contrario di ciò che si può pensare,  in certi casi, la collera può rivelarsi un’arma negoziale incredibile!<br />
Alcuni studi (“A social functional approach to emotions in bargaining: when communicating anger pays and when it backfires<strong>” </strong>di <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=%22van%20Dijk%20E%22%5BAuthor%5D">van Dijk E</a>, <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=%22van%20Kleef%20GA%22%5BAuthor%5D">van Kleef GA</a>, <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=%22Steinel%20W%22%5BAuthor%5D">Steinel W</a>, <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=%22van%20Beest%20I%22%5BAuthor%5D">van Beest I </a>) hanno messo in evidenza un aspetto molto interessante in questo senso.<span id="more-2380"></span></p>
<p>Pare che il negoziatore arrabbiato faccia scattare automaticamente nel proprio contraente la convinzione di essere di fronte a un vero &#8220;osso duro&#8221;, certamente poco propenso ad accettare eventuali offerte poco vantaggiose. Una tale convinzione &#8221;inibirebbe&#8221; il proprio contraente, inducendolo ad essere più &#8220;generoso&#8221; nelle sue proposte e, in generale, nell&#8217;intera negoziazione.<br />
Attenzione però! Sbagliato fare di tutta un erba un fascio.<br />
Il tipo di reazione dell&#8217;altra parte dipende comunque sempre anche dalle caratteristiche della negoziazione in esame e, soprattutto, dalla posizione negoziale delle parti.<br />
In certi casi, perdere le staffe potrebbe quindi anche ritorcersi contro al negoziatore…  e mettere in evidenza i suoi punti deboli, scoprendo le sue carte!<br />
Insomma, si potrebbe dire che la collera non vada evitata, ma “ben dosata” o per meglio dire ancora, lasciata sfogare solo nel giusto contesto.</p>
<p><em>di Emanuela Villa</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Un&#8217;esperienza di simulazione-spettacolo</title>
		<link>http://blogconciliazione.com/2010/04/unesperienza-di-simulazione-spettacolo/#utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=unesperienza-di-simulazione-spettacolo</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 12:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[simulazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso dicembre si è svolto a Rimini il I Salone della Giustizia.
Il mondo della giustizia italiana si è per la prima volta unitariamente presentato in pubblico, in una prestigiosa area espositiva,  per mostrare ai cittadini tutti i servizi loro rivolti per garantire giustizia e sicurezza.
Significativo è stato lo spazio dedicato alla ormai riconosciuta “giustizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2010/04/Palme.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-700" title="Palme" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2010/04/Palme.jpg" alt="Palme" width="150" height="113" /></a>Lo scorso dicembre si è svolto a Rimini il I Salone della Giustizia.</p>
<p>Il mondo della giustizia italiana si è per la prima volta unitariamente presentato in pubblico, in una prestigiosa area espositiva,  per mostrare ai cittadini tutti i servizi loro rivolti per garantire giustizia e sicurezza.</p>
<p>Significativo è stato lo spazio dedicato alla ormai riconosciuta “giustizia alternativa “ ed importante si è mostrato il ruolo della conciliazione.</p>
<p>Tutti gli operatori del diritto, a confronto con i cittadini, hanno portato il proprio contributo per evidenziare i rispettivi vantaggi nella risoluzione delle controversie mediante gli strumenti alternativi.<span id="more-661"></span></p>
<p>Consolidato è risultato il ruolo delle Camere di Commercio per l’importante rete di gestione del servizio di conciliazione ed il contributo nella diffusione della cultura della mediazione.</p>
<p><a href="http://www.cameradicommercio.it/cdc/id_pagina/26/id_ui/12220/t_p/Al-via-il-Salone-della-Giustizia--Fiera-di-Rimini--3-6-dicembre.htm">http://www.cameradicommercio.it/cdc/id_pagina/26/id_ui/12220/t_p/Al-via-il-Salone-della-Giustizia&#8211;Fiera-di-Rimini&#8211;3-6-dicembre.htm</a> </p>
<p>Il workshop svoltosi il 4 dicembre è stato poi occasione di interessante dibattito in un momento così importante per le novità legislative che in quel momento ancora si attendevano sul punto.</p>
<p>Magistrati, avvocati e processualisti, alla luce delle rispettive esperienze maturate sul campo in tema di ADR, hanno potuto confrontare i propri punti di vista a diretto confronto con gli addetti agli uffici legislativi del Ministero della Giustizia che stanno lavorando al progetto di riforma.</p>
<p><a href="http://video.salonedellagiustizia.it/">http://video.salonedellagiustizia.it/#</a>  ( vedi parti 1.2.3 Unioncamere )</p>
<p>Interessante è stata, poi, la possibilità per il pubblico di assistere ad una <span style="color: #000000;">“simulazione-spettacolo”</span> di un incontro di conciliazione.</p>
<p>I vari ruoli dei partecipanti all’incontro sono stati, in realtà, interpretati da conciliatori che si sono prestati ad immedesimarsi rispettivamente nei panni delle parti, dei loro legali e del conciliatore.</p>
<p>Sul punto posso portare brevemente la mia esperienza.</p>
<p>Il caso “ andato in scena” riguardava una domanda di “ risarcimento danni da vacanza rovinata “.</p>
<p>Il  tema scelto, dunque, è stato un tema tipico che ben si è prestato a mostrare quali fossero le dinamiche in gioco, le aspettative, le richieste, la modalità di trasformazione del conflitto e la sua soluzione con reciproca soddisfazione delle parti.</p>
<p>Personalmente, abituata a vestire i panni dell’avvocato o del conciliatore, mettermi al posto della parte che aveva subito il danno e che era animata da grande risentimento, mi ha consentito, ancora una volta, di riflettere sull’importanza della gestione delle emozioni e del vissuto che, invece, nel processo  ordinario non avrebbero potuto trovare spazio alcuno.</p>
<p>Un  preannunciato uragano tropicale, sul quale i clienti erano stati rassicurati da una inesperta nuova collaboratrice di una nota agenzia di viaggi, aveva compromesso la reputazione di quest’ultima e rovinato un  viaggio di nozze.</p>
<p>Il ricorso alla conciliazione ha consentito alle parti di trovare un luogo ed uno spazio dove  elaborare il conflitto, di poter riprendere la comunicazione che tra le stesse si era interrotta, di ripristinare la reciproca stima e di raggiungere un accordo “creativo” che soddisfacesse pienamente tutti.</p>
<p>Il raggiunto accordo consentiva ai coniugi di approfittare di un viaggio modellato sulle proprie esigenze, alla titolare dell’agenzia di mantenere il suo buon nome e di affidare ai suoi clienti anche la ristrutturazione del  proprio immobile con indubbio vantaggio per tutte le parti.</p>
<p>Interessante, poi, è stato poter osservare il ruolo dei legali delle parti interpretato, in un caso, come “tradizionale “ ed avversariale e, nell’altro, in maniera  cooperativa per il raggiungimento dell’accordo.</p>
<p>Quantificazione e nesso causale del danno erano concetti stridenti di fronte al bisogno di ascolto e di sfogo della parte.  Se la presenza del legale, da un lato, rassicura la parte, dall’altro, può ostacolare il raggiungimento dell’accordo ove il suo approccio non sia adeguato.  Anche una sentenza vittoriosa, in ogni caso,  non avrebbe mai  potuto dare risposta ai bisogni emersi.</p>
<p>E, dunque, riprendendo i panni dell’avvocato, non posso che considerare che solo la formazione del legale per il suo nuovo ruolo, oltre che integrare uno strumento professionale in più, può consentire al medesimo di fornire al cliente la prestazione più idonea.</p>
<p>Ogni volta che mi trovo a partecipare ad esperienze di questo tipo non riesco a non pensare all’impatto sociale che l’affermazione degli strumenti alternativi potrebbe avere ed all’importanza del ruolo affidato alla classe forense.</p>
<p>Spesso chi da sempre si occupa di controversie sottovaluta la potenzialità del suo ruolo nella trasformazione del conflitto.</p>
<p>Il momento è maturo per raccogliere tale sfida ormai anche da parte dei più scettici.</p>
<p>Il riconoscimento del ruolo della giustizia alternativa anche nell’ambito del Salone della Giustizia mi sembra un segnale forte.</p>
<p> Mi auguro che le recenti novità legislative  consentano non solo una “ deflazione dei ruoli” ma, soprattutto, una svolta culturale sia per gli “ utenti” che per la classe forense.</p>
<p>Avv. Laura Thea Cerizzi, conciliatore del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Conciliazione: è sbagliato il nome o il marketing?</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Durante l’incontro organizzato lo scorso novembre dalla Camera Arbitrale di Milano dal titolo “Conciliazione: oltre i confini, oltre il conflitto”, a cui ho avuto il piacere e l’onore di prendere parte, sono state esposte una serie di cifre sulla conciliazione, stimate e reali, che mi hanno fatto pensare. Partiamo dal dato spagnolo, o meglio catalano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2010/02/Italia-Spagna.jpg"><img class="size-full wp-image-534 alignleft" title="Italia - Spagna" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2010/02/Italia-Spagna.jpg" alt="da Google Immagini" width="114" height="83" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’incontro organizzato lo scorso novembre dalla Camera Arbitrale di Milano dal titolo “<a href="http://blogconciliazione.com/?paged=2">Conciliazione: oltre i confini, oltre il conflitto</a>”, a cui ho avuto il piacere e l’onore di prendere parte, sono state esposte una serie di cifre sulla conciliazione, stimate e reali, che mi hanno fatto pensare. Partiamo dal dato spagnolo, o meglio catalano, visto che da qualche mese ho la fortuna di poter svolgere la mia attività professionale anche a Barcellona. </p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-533"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le conciliazioni in ambito familiare censite nel 2009 dal centro del governo locale catalano (Centro de Mediación de la Generalitat de Catalunya) che controlla fra le altre cose i requisiti per l’iscrizione all’albo dei conciliatori, arrivano a qualche centinaio di casi (per la precisione: 564 ad ottobre 2009). Dato sicuramente non insignificante, ma da analizzare non solo rispetto alle migliaia di casi giudiziali che interessano ogni anno i Tribunali della “Comunidad Catalana”, quanto e soprattutto alla luce dello sforzo, legislativo e scientifico, davvero notevole, oltre che lodevole, fino ad oggi profuso. Basti ricordare: il Codice Catalano di Famiglia che già nel 1998 prevedeva (primo esempio di legislazione spagnola al riguardo) la possibilità per il giudice di delegare a terzi il tentativo di conciliazione nelle controversie di separazione e divorzio; la Legge 1/2001 sulla mediazione familiare catalana, prima normativa delle varie Comunità spagnole a regolare il procedimento di conciliazione; il libro bianco sulla conciliazione pubblicato nel 2008, che è il risultato di un progetto durato diversi mesi e coordinato dal Governo Catalano, che ha visto impegnati professionisti ed esperti della materia nell’analizzare l’istituto davvero a 360 gradi. Ed infine la Legge Catalana 15/2009 sulla mediazione che, anche sulla spinta della Direttiva 52/2008, rinnova il procedimento di conciliazione, già disciplinato dalla Legge 1/2001, estendendolo anche alle controversie relative al diritto civile catalano (es. Diritti reali).   </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo ora al dato italiano. Non c’è bisogno di sottolineare il considerevole numero di mezzi e di persone che ormai da quasi due decenni le Camere di Commercio stanno impiegando per diffondere la conciliazione. A cui voglio aggiungere, senza alcuna piaggeria, l’alta professionalità, la competenza e la passione offerta da coloro che gestiscono il servizio di conciliazione. Nonostante tutto questo però, anche a Milano credo si registrino “solo” qualche centinaio di domande ogni anno.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Eppure tutti coloro che lo conoscono sono affascinati dallo strumento e profondamente convinti delle sue immense potenzialità. Ed allora è forse giusto domandarsi il perchè di numeri che non possono e non debbono soddisfare. Domanda che a mio avviso ritorna di attualità proprio adesso, dopo l’approvazione del decreto legislativo sulla conciliazione, perchè se non troviamo in fretta una risposta adeguata, il tanto sbandierato “milione” di cause che dovrebbero passare con successo dalla conciliazione, rischierà solo di richiamare alla mente il noto tormentone politico a suo tempo legato a questa fatidica cifra!</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">In Spagna ad esempio quando parli di “mediación” ad un avvocato normalmente la reazione dell’interlocutore puó dividersi in due grandi gruppi. Coloro (e sono la maggioranza) che non hanno alcuna idea di ciò di cui si sta parlando, ma pur di non rimanere in silenzio (deformazione professionale di noi avvocati), fanno i commenti più disparati del tipo: &#8211; Ah sì, quella specie di arbitrato. Oppure: &#8211; La conosco benissimo, sono anni che troviamo accordi stragiudiziali in studio per i nostri clienti. E coloro che avendone una maggiore conoscenza, immediatamente la associano per le ragioni storiche prima accennate, esclusivamente all’ambito familiare. In entrambi i casi spesso la risposta è accompagnata da un sorrisetto di compassione nei confronti di chi ha proposto l’argomento!</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">In Italia il copione grosso modo si ripete. I commenti dei Colleghi sono assolutamente simili a quelli spagnoli, e molti avvocati associano irrimediabilmente la conciliazione, con il tentativo di conciliazione davanti al giudice. Facile immaginare il risultato finale.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">In tutti i casi si pone evidentemente un problema di cultura della conciliazione. Ed allora viene da chiedersi se cambiare il nome all’istituto potrebbe aiutare, da un lato a suscitare un maggior interesse, e dall’altro ad evitare preconcetti errati. La provocazione è lanciata. Chi avesse voglia di raccoglierla può sbizzarrirsi proponendo il nuovo nome!  </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Ma se il cambio del nome appare oggettivamente difficile da praticare, occorre forse battere un’altra strada, senza però attendere lo sperato effetto positivo del tentativo obbligatorio di conciliazione “allargato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un saluto a tutti i lettori di questo blog.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Avv. Alessandro Pieralli, conciliatore del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano</em></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La Conciliazione – The Movie</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 10:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Camera Arbitrale di Milano presenta “La Conciliazione – The Movie” una serie di tre “corti” realizzati in collaborazione con Gandini&#38;Rendina che illustrano in maniera ironica e divertente alcune situazioni tipiche in cui la Conciliazione può rappresentare un’arma vincente per l’avvocato.
Nel realizzare i tre episodi abbiamo pensato agli avvocati, a certe problematiche quotidiane che devono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camera-arbitrale.it/conciliazionethemovie/"><img class="alignleft size-full wp-image-475" title="screenshot3" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2010/01/screenshot3.jpg" alt="screenshot3" width="280" height="258" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La Camera Arbitrale di Milano presenta “La Conciliazione – The Movie” una serie di tre “corti” realizzati in collaborazione con <a href="http://www.gandini-rendina.com/">Gandini&amp;Rendina</a> che illustrano in maniera ironica e divertente alcune situazioni tipiche in cui la Conciliazione può rappresentare un’arma vincente per l’avvocato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel realizzare i tre episodi abbiamo pensato agli avvocati, a certe problematiche quotidiane che devono affrontare nella loro professione e al modo in cui la Conciliazione può venire loro in aiuto sul piano pratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo voluto parlare di conciliazione in modo nuovo, così come la conciliazione rappresenta uno strumento nuovo e innovativo per la professione dell&#8217;avvocato; di fatto un’arma in più a disposizione per guadagnare tempo e soddisfare al meglio i propri clienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per una volta, dunque, abbiamo scelto di illustrare i vantaggi della conciliazione in modo informale, prettamente visivo e attraverso un linguaggio semplice e diretto come quello fumettistico.</p>
<p style="text-align: justify;">La conciliazione però è e rimane un argomento serio e per questo ogni corto contiene anche un inserto in cui i vantaggi dello strumento vengono spiegati dalla viva voce degli avvocati Alessandro Bossi, Antonietta Marsaglia e Paola Ventura.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p><span id="more-472"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A volte le controversie sono talmente intricate che solo a capirne gli aspetti principali si rischia di impiegare anni, oppure richiedono competenze molto specifiche, come nel caso delle liti internazionali, in cui può essere necessario doversi interfacciare con giurisdizioni straniere, come nel caso del signor Moduzzi nell’episodio <span style="text-decoration: underline;">”</span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3k502YKo2s0">Il Diavolo veste toga</a><span style="text-decoration: underline;">”</span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre i clienti non hanno risorse illimitate, quindi la Conciliazione è un’opzione valida per superare situazioni complesse e arrivare al nocciolo del problema. </p>
<p style="text-align: justify;">In certi casi poi, ci sono clienti “difficili” da gestire: inclini al litigio, vogliono avere sempre ragione, indipendentemente da tutti e da tutto (anche dai limiti che il diritto impone).</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni hanno pretese eccessive anche nei confronti del proprio avvocato, esigendo da lui l’impossibile. Chi non ha mai avuto a che fare con un signor Pignoletti dell’episodio <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PIvAOnDKV7A">“Non aprite quella pratica”</a>? </p>
<p style="text-align: justify;">Suggerire la Conciliazione, in certi casi, significa prendere a cuore gli interessi del proprio cliente. A volte, tra aziende, ci sono interessi in gioco che vanno oltre il semplice ostacolo che ha causato la lite. La prosecuzione del rapporto commerciale tra le parti può avere un certo valore, proprio come per la signorina Viaggini di<span style="text-decoration: underline;"> </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=GQOZoshp68U">“Quando la causa è in vacanza”</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dott.ssa Emanuela Villa</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Blogconciliazione Editorial staff</em></p>
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		<title>NEGOZIAZIONE DIRETTA vs CONCILIAZIONE</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 11:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Paul Watzlawick nel saggio “La pragmatica della Comunicazione Umana” affermava che non si può non comunicare. 
Personalmente ritengo che in un contesto sociale, così come non si può fare a meno di comunicare, è particolarmente difficile non confliggere.
Spesso le liti vengono risolte per mezzo di una comunicazione diretta tra le parti coinvolte nella controversia , altre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_454" class="wp-caption alignleft" style="width: 175px"><a href="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2010/01/Paul-Wl.1.jpg"><img class="size-full wp-image-454" title="Paul Watzlawick" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2010/01/Paul-Wl.1.jpg" alt="Paul Watzlawick" width="165" height="115" /></a><p class="wp-caption-text">Paul Watzlawick</p></div>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick">Paul Watzlawick</a> nel saggio “La pragmatica della Comunicazione Umana” affermava che non si può non comunicare. </p>
<p>Personalmente ritengo che in un contesto sociale, così come non si può fare a meno di comunicare, è particolarmente difficile non confliggere.</p>
<p>Spesso le liti vengono risolte per mezzo di una comunicazione diretta tra le parti coinvolte nella controversia , altre volte, invece, si rende necessario l’intervento di un terzo.<span id="more-452"></span></p>
<p>Quale soluzione migliore che ricorrere ad un terzo, il quale,  oltre ad essere neutrale ed imparziale, sia anche un esperto in tecniche della negoziazione e della gestione dei conflitti? E per quale motivo il suo intervento spesso risulta essere necessario?</p>
<p>Generalmente in una negoziazione diretta tra le parti si tende a mettere in evidenza la forza contrattuale e l’autorità di una parte rispetto all’altra, facendo prevalere l’aspetto competitivo piuttosto che quello conciliativo.</p>
<p>Questa situazione il più delle volte porta  ad un tipo di negoziazione che non facilita il raggiungimento di un accordo e l’eventuale continuazione di rapporti futuri tra le parti coinvolte nella controversia.</p>
<p>L’incontro, quindi,  avverrà principalmente al fine di far valere quelli che si ritengono essere i propri diritti, restando tendenzialmente fermi sulle proprie posizioni  con lo scopo di “vincere” e/o “prevalere” sull’altro, senza soffermarsi ad analizzare insieme i reciproci punti di vista.</p>
<p>Al contrario, alla presenza di un conciliatore (terzo neutrale con una significativa esperienza nella gestione delle controversie) verrà sicuramente favorita una negoziazione di tipo collaborativo.</p>
<p>La conciliazione consente di sottoporre all’attenzione dei presenti aspetti assolutamente nuovi  che prima non erano stati oggetto di valutazione o erano stati unicamente analizzati da un solo punto di vista senza dar spazio all’altrui posizione. Inoltre, grazie alle sedute individuali, il conciliatore riesce a far aprire entrambe le parti che senza remore e con assoluta sincerità mostreranno al terzo neutrale i loro reali interessi e tutto quello che potrà essere necessario al fine del raggiungimento di un accordo il più vantaggioso possibile per entrambi.</p>
<p>E’ questo che rende diversa la transazione dalla conciliazione, la negoziazione competitiva da quella collaborativa. E’ per questo motivo che non aver raggiunto un accordo da soli non significa necessariamente che non vi sia la possibilità di raggiungere un accordo in assoluto. Talvolta basterebbe  pensare che, in alcuni casi, l’aiuto di un esperto potrebbe essere necessario per risolvere problematiche e superare empasse dalle quali non si riesce a venir fuori.</p>
<p>Dott.ssa Esmeralda Savino,</p>
<p>Funzionario del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano</p>
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		<title>Comunicare nel conflitto, comunicare di conflitti</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 15:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Conflitto]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualunque corso, seminario o percorso formativo in tema di conciliazione e tecniche di gestione dei conflitti si basa su un concetto estremamente importante: saper comunicare è fondamentale. Comunicare “nel” conflitto è probabilmente il primo decisivo passo per poter gestire la situazione conflittuale e non essere sopraffatti da essa. Sembra perciò paradossale che su questo argomento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-54" title="Nuova immagine" src="http://blogconciliazione.com/wp-content/uploads/2009/10/Nuova-immagine.JPG" alt="Nuova immagine" width="278" height="175" />Qualunque corso, seminario o percorso formativo in tema di conciliazione e tecniche di gestione dei conflitti si basa su un concetto estremamente importante: saper comunicare è fondamentale. Comunicare “nel” conflitto è probabilmente il primo decisivo passo per poter gestire la situazione conflittuale e non essere sopraffatti da essa. Sembra perciò paradossale che su questo argomento lo spazio dedicato in Italia da libri, riviste e siti internet specializzati sia, tutto considerato, molto ristretto. Chi si occupa di comunicazione parla di conflitti, non del conflitto come fenomeno ed oggetto di riflessione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tempo fa si discuteva in ufficio di come la conciliazione e più in generale il mondo della mediazione dei conflitti siano ancora temi di confine destinati, se non a pochi intimi, ad un pubblico comunque ristretto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qualcuno faceva notare come nel tempo si siano venuti a creare recinti professionali. La mente corre, ad esempio, ad avvocati e psicologi, che tendono a considerare alcuni specifici ambiti della mediazione come una sorta di riserva di caccia, dalla quale tenere lontani esperti di altri campi, come se fossero portatori di chissà quali minacce. Accade così che molti avvocati considerino la conciliazione commerciale come una materia espressamente riservata alla classe forense. All’opposto sono diversi gli psicologi che ritengono di essere gli unici a poter operare con l’adeguata professionalità nel campo della mediazione familiare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’incongruenza più evidente è che proprio le persone che dovrebbero essere più esperte nella comunicazione si dimostrino così refrattarie al dialogo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eppure, se si scrive e si comunica poco di conflitti, anche coloro che dovrebbero essere più interessati a farlo si chiudono dentro la propria riserva di caccia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma questo è normale perché non basta voler comunicare. Bisogna anche avere il modo di farlo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una rapida esplorazione del web ci ha dato le ultime conferme ed una precisa indicazione: occorre fare qualcosa per poter comunicare di conflitti, di come gestirli, di conciliazione, di negoziato. Far capire che in questo campo le riflessioni di un avvocato d’affari non sono poi così distanti da quelle di uno psicoterapeuta oppure che gestire un conflitto societario ha molti punti in comune con le liti condominiali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Comunicare con il maggior numero possibile di persone.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Da queste considerazioni, nasce questo blog.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il resto lo scriveremo tutti insieme.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Giovanni Nicola Giudice</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Responsabile del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano</span></p>
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