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Chi sa trovare la formula del bravo conciliatore?
Essere un bravo conciliatore è più una questione di tecnica o di dote naturale?
Al quesito, che ci viene spesso rivolto dai nostri interlocutori, noi rispondiamo a nostro modo, crediamo che non esista un’unica risposta corretta.
Più interessante, invece, mettere a confronto le varie opinioni.
Come risolvereste voi lettori l’equazione?
Dott.ssa Emanuela Villa
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Dott.ssa M.Elena De Bonis
Nonostante il D. Lgs. 28/2010 sia entrato in vigore da poco più di un mese e venga tuttora applicato “a macchia di leopardo” – stante la presenza non uniforme sul territorio di organismi di conciliazione / mediazione iscritti all’apposito Registro ex DM 222/04 e quindi abilitati alla gestione delle procedure ai sensi della recente normativa – diversi sono gli argomenti di discussione e gli spunti di riflessione emersi, anche in relazione ai possibili sviluppi futuri, nell’attesa che, da un lato vengano prossimamente pubblicati i decreti di attuazione e, dall’altro, si entri a pieno regime con la nuova disciplina, a seguito dell’entrata in vigore (a marzo 2011) del tentativo obbligatorio di mediazione di cui all’art. 5 comma 1.
Sebbene all’indomani dell’entrata in vigore della novella, la presenza non uniforme sul territorio di organismi in grado di dare piena applicazione alla nuova disciplina abbia destato qualche preoccupazione tra gli addetti ai lavori, in realtà il primo effetto palpabile del d.lgs. 28/2010 è stato quello di “far parlare di sé” e della mediazione. (continua…)
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Marco Marinaro, avvocato cassazionista, conciliatore e docente di metodi di risoluzione delle controversie alternativi, ha curato una interessantissima raccolta di articoli e commenti redatti da insigni professori, avvocati ed esperti di conciliazione dal titolo “La mediazione delle liti civili e commerciali: un nuovo Strumento al Servizio delle imprese”
Consigliamo a tutti la lettura di questa ricca raccolta, già apparsa come inserto a CostoZero (www.costozero.it) e invitiamo tutti a discuterne insieme, attraverso i vostri commenti.
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Il modello originario di conciliazione che abbiamo importato dai Paesi anglosassoni, ove da tempo viene sperimentato con risultati incoraggianti, si basa sulla volontarietà dello strumento.
La volontarietà consiste nella libertà della parti di scegliere se ricorrere a questo strumento per risolvere la controversia e nella libertà di accettare l’accordo così raggiunto decidendo di sottoscriverlo, o, al contrario, di non sottoscriverlo, laddove non ritenuto soddisfacente. (continua…)
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Paul Watzlawick
Paul Watzlawick nel saggio “La pragmatica della Comunicazione Umana” affermava che non si può non comunicare.
Personalmente ritengo che in un contesto sociale, così come non si può fare a meno di comunicare, è particolarmente difficile non confliggere.
Spesso le liti vengono risolte per mezzo di una comunicazione diretta tra le parti coinvolte nella controversia , altre volte, invece, si rende necessario l’intervento di un terzo. (continua…)
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Secondo il governo saranno circa un milione le cause civili che resteranno fuori dai tribunali grazie al decreto che rende obbligatoria la conciliazione prima del processo. Questo è il primo evidente vantaggio di cui beneficerà la macchina della giustizia italiana.
Sui giornali e in rete, innumerevoli schemi e accattivanti disegni dimostrano a imprenditori e consumatori l’importante risparmio di risorse che potrebbero ottenere con il semplice strumento della conciliazione. Il secondo vantaggio di questa operazione è quindi destinato alle parti in causa.
La figura dell’avvocato sarà sicuramente la più coinvolta, infatti questo milione di cause che, nell’intenzione del Ministro della Giustizia, non approderanno in tribunale, passeranno comunque sulle scrivanie degli studi legali di tutta l’Italia. (continua…)
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Pensa alle pratiche dello studio.
Pensa a quelle che costituiscono cause pendenti, in cui hai già depositato le memorie istruttorie e sei in attesa della decisione del giudice in merito.
Valuta se tra di esse ne porteresti taluna in mediazione.
Leggi un’esperienza di conciliazione delegata e fai di nuovo la tua valutazione:
il Servizio di Conciliazione é a tua disposizione!
dell’Avv. Silvia Pinto, conciliatrice del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano
(continua…)
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Può l’uso di un certo linguaggio creare un eccesso di aspettative? Vi sono pericoli nascosti dietro l’innocenza di una parola? È conciliazione una parola leale? Sono queste le domande da cui prende spunto questo breve scritto che cercherà di esaminare da una prospettiva poco considerata, perché il termine conciliazione potrebbe contenere in sé una contraddizione, valutando i rischi dell’uso del linguaggio e cercando possibili soluzioni.
In un’epoca di parole, l’uso di queste è spesso distratto. Ma il linguaggio guida la nostra comunicazione e s’innesta prepotentemente nelle scelte effettuate dagli utilizzatori di un servizio. Per questo motivo, i rischi di un linguaggio ambiguo non pre-occupano solo per problemi stilistici ma anche per le aspettative che possono crearsi e le conseguenti scelte che gli utilizzatori finali mettono in campo. (continua…)
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