Media e Mediazione
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Chiunque conosca in modo professionale un determinato argomento, è abituato a scorgere molto spesso imprecisioni, inesattezze ed errori circa notizie relative a quel tema, leggendo i giornali o seguendo i notiziari tv o quelli sul web.
La necessità di rendere la notizia in tempi rapidi fa vittime innocenti: basta parlare di un signor Tal del Tali come di “evasore” e la notizia è data. Poco rileva se poi, andando ad approfondire, ci si rende conto che questa persona ha un contenzioso con il fisco circa una somma comunque dichiarata (e quindi non evasa).
Si parla di “posto fisso”, di “responsabilità civile dei giudici”, di “aumento dello spread” in poche righe, evitando le complessità che si celano dietro questi argomenti.
La notizia è data, l’informazione un po’ meno…
La mediazione non fa eccezione. Si parla di mediatori come di “decisori” (?), “giudici” (??), “arbitri” (???). Si parla dell’obbligo di mediazione come se questo significasse trascinare le parti incatenate in mediazione, e via discorrendo.
I tempi e gli spazi dei media non sono adatti ad approfondire concetti complessi come lo scopo della mediazione, le modalità con cui viene offerta, la qualità degli organismi di mediazione.
Se la percentuale di accordi è bassa (ma bassa rispetto a cosa, poi?) la mediazione “non funziona”. Poco importa se dietro una percentuale o un giudizio c’è un mondo che meriterebbe di essere analizzato, approfondito, dibattuto.
E, ovviamente, il ragionamento vale anche in senso inverso: se si parla della mediazione come dello strumento che “svuoterà i tribunali”, “risolverà i problemi della giustizia italiana”, “toglierà lavoro ai giudici”, la necessità di approfondire meglio il tema dovrebbe essere evidente.
Fin qua, ahimè, niente di nuovo. Il tema ricorre da tempo e certo non lo si può affrontare in poche righe. Interessa invece ragionare su qualche possibile via di fuga che consenta ai professionisti dei media di lavorare bene e informare meglio i lettori.
Una prima proposta costruttiva che mi sentirei di fare è organizzare un momento di sensibilizzazione (un seminario, un corso, libero spazio all’iniziativa) proprio per gli addetti ai lavori della comunicazione, in modo da far loro capire che, al di là dei titoli e degli slogan pro o contro la mediazione, c’è una realtà molto più complessa che merita più di un approfondimento.


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Commento di Genacéia da Silva Alberton — 9 febbraio 2012 @ 17:17
O assunto é interessante. Não basta ver a mediação como solução para diminuir o número de processos para os juÃzes. Importante é aumentar o conhecimento sobre a mediação e oportunizar cursos de comunicação para que a mediação seja cada vez mais efetiva e que os comunicadores saibam mais sobre a sua importância transformadora e propiciadora de paz . Núcleo de Mediação da Escola Superior da Magistratura – AJURIS – Rio Grande do Sul – Brasil
Commento di federico — 10 febbraio 2012 @ 09:11
Condivido pienamente l’assunto e l’idea di sensibilizzare seriamente gli operatori della comunicazione. Propongo altresì la promozione di un momento di riflessione tra gli addetti ai lavori, i “Mediatori”: ci sono troppe fantasie, inesattezze ed “illusi” su questa nuova figura professionale.
Commento di corrado — 11 febbraio 2012 @ 15:47
Condivido iniziativa!!
Commento di ANNALISA GAZZARA — 13 febbraio 2012 @ 20:26
Buonasera
Condivido l’idea di sensibilizzare tutti gli operatori, Mediatori ed Organismi, per meglio comprendere questo nuovo strumento importante. Procedura necessaria per non ricevere, eventuale giustizia.., dopo anni ed anni…
Gli Organismi e i Mediatori devono svolgere il loro incarico con attenzione e prudenza, consapevoli e preparati.
Commento di Giovanni De Berti — 15 febbraio 2012 @ 00:20
Una corretta comunicazione ai comunicatori sarebbe certo utile.
In realtà , non mi sento di incolpare del tutto la stampa di fare cattiva informazione. Quello che i giornalisti fanno è spesso di riportare dichiarazioni di persone tanto rappresentative (di categorie, di associazioni, di gruppi) quanto mal informate (o peggio).
Tra i grandi mal informati ci sono certamente gli avvocati. Ora però, essendo obbligati a servirsi della mediazione, cominciano loro malgrado a conoscerla meglio; e forse, controvoglia, ad apprezzarla.
La disinformazione più grave è quella dei giudici e la scarsissima quantità di mediazioni delegate lo dimostra. Uno sforzo notevole di informazione e convincimento dovrebbe essere fatto in quella direzione.
Commento di Mediamediando — 15 febbraio 2012 @ 14:19
La mediazione è uno strumento nuovo nel nostro ordinamento, deve essere compreso e metabolizzato.
Commento di Manoela — 27 febbraio 2012 @ 14:40
Non vi capita mai di sentirvi dire: ” fai il mediatore? ovvero? ” se poi aggiungi civile e commerciale le facce interrogative si moltiplicano. La verità è che a parte gli adetti ai lavori sono ancora poche le persone che conoscono e apprezzano la mediazione per quello che è: un’opportunità . A mio avviso chi andrebbe sensibilizzato sono proprio i reali utilizzatori dello strumento, proviamo a spiegare alle persone che non sempre il tribunale è l’unica risorsa, che la mediazione non deve per forza essere il gradino che precede il giudizio vero e proprio. Prima di metabolizzare uno strumento occorre capirlo a fondo e fidarsene.