La febbre del sabato sera

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imagesdi Nicola Giudice*

Chiunque abbia avuto occasione di presentarsi su una pista da discoteca ad inizio serata avrà sperimentato quella buffa situazione in cui una moltitudine di persone si accalca sui bordi della pista stessa e nessuno osa buttarsi.  Ad un certo punto qualche coraggioso rompe gli indugi; in pochi istanti tutti lo seguono ed iniziano a dimenarsi come ossessi. Con la mediazione sta accadendo un  po’ questo.  Qualcuno ha iniziato a ballare.

Certo l’obbligatorietà aiuta e parecchio, ma i risultati iniziano a vedersi. Non mi riferisco, soltanto, al dato numerico ma soprattutto all’atteggiamento di molti avvocati,  oggi più incuriositi, che facendo di necessità virtù  chiedono, si informano, magari criticano ma raccolgono informazioni.  E pare ancora più significativo che il numero di organismi di mediazione costituito presso gli ordini degli avvocati sia superiore rispetto a quello delle Camere di commercio, storiche “apripista”  in questo settore. Si pensi poi al numero di avvocati mediatori, maggioranza assoluta rispetto a qualunque altra categoria professionale.

Un’analisi svolta in questo senso dal Ministero della Giustizia ci aiuta a ragionare in questo senso.  Evidentemente la musica inizia a piacere.  Ed è un bel “ritmo” quello che batte in iniziative di condivisione e scambio di idee in tema di mediazione, giusto per andare un po’ oltre il conflitto muro contro muro che non sembra particolarmente utile a nessuno. Segnalo il blog realizzato da Corrado Mora, avvocato in Verona e mediatore (o forse prima mediatore e poi avvocato? potrebbe essere a sua volta un bello spunto su cui discutere).  I molti commenti e articoli di legali lasciati su questo blog mi sembrano altrettanto in armonia; su tutti, quelli lasciati da Giorgio Marzocchi e da Chiara Catti. Altrettanto in linea sono i convegni e seminari condotti da legali che iniziano a sentire la necessità di formarsi per assistere le parti in mediazione.

Che siano i primi sintomi della febbre?

* Responsabile Servizio di Conciliazione-Camera Arbitrale di Milano

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  1. Commento di Mélanie Germain — 9 giugno 2011 @ 15:59

    Ottimo articolo!
    ed è vero, basta che uno inizi a ballare per che tutti gli altri lo seguano! e la Francia non deroga a questa regola. La legge di attuazione della Direttiva sarà adottata (in ritardo) tra qualche mese anche in Francia, e gli organismi di conciliazione sono cresciuti come dei funghi negli ultimi mesi.
    Inoltre, vedendo le leggi di attuazione già adottate in alcuni paesi dell’UE, alcuni avvocati francesi si sono messi a contattarci per avere maggior informazioni su queste procedure alternative. Alcuni per timore di esser obbligati ad utilizzarle prima o poi, ma la maggior parte per curiosità ed reale interesse per la materia.
    Speriamo che questi siano i primi sintomi di una febbre altissima!

  2. Commento di Corrado Mora — 9 giugno 2011 @ 19:19

    Caro Nicola,
    grazie, di cuore! Sì, un bello spunto -anzi, tanti spunti interessanti.

    Essere prima avvocato o mediatore?

    E’ possibile definire un ordine di priorità tra due professioni completamente diverse?

    E’ possibile che coesistano? Che “tare” comporta l’essere un avvocato per un mediatore (e viceversa)?

    E, a monte, sarà possibile (e quando) porsi questo “dilemma” già prima di entrare nel mondo professionale, cioè durante gli studi universitari?

    Spunti…

  3. Commento di ANNALISA Dott.ssa GAZZARA — 14 giugno 2011 @ 18:42

    Buonasera
    presso il mio studio di Commercialista ho la sede distaccata della Camera di Mediazione Patavina (PD), della quale faccio parte anche come socio. Ad oggi sono in corso 5 mediazioni, il primo incontro sarà giovedì 16 c.m. Il mio auspicio è che questa procedura venga seguita e consigliata da tutti e quindi ache dagli avvocati.
    VOGLIO CREDERE in questo nuovo strumento che costa poco ed aiuta i cittadini a risolvere in tempi brevi le controversie.
    Buon lavoro ed un cordiale saluto.

  4. Commento di Antonia Rizzi — 18 giugno 2011 @ 23:18

    E che si aprano le danze, allora. Posso aggiungere agli spunti già proposti questa mia riflessione: abbiamo bisogno di una gestione più intima, decisamente meno “spettacolare” del conflitto, in generale. Troppo spesso, troppo a lungo e con troppa intensità i riflettori si accendono sui processi, e l’immagine dell’amministrazione della giustizia con la quale ormai samo abituati a confrontarci sembra sfacciata, non rassicurante. Ben venga la mediazione, anche obbligatoria.

  5. Commento di Stefano Pavletic — 19 giugno 2011 @ 01:07

    La via nostrana alla mediazione, per molti versi sorprendente, ha avuto l’indubbio pregio di accendere l’interesse nei confronti del procedimento, di rispondere adeguatamente a buona parte della domanda di giustizia, di creare di fatto un nuovo mercato.
    Certo i grimaldelli che si è voluto impiegare per scardinare gli ingranaggi arrugginiti della giustizia ordinaria sono ben rozzi e forse neanche troppo efficaci. Ma a questo punto è prevalente il raggiungimento del risultato sulle modalità tecnico-giuridiche adottate in sede legislativa.
    Speriamo che il recente scatenamento di appetiti, interessi e conflitti ideologici non vanifichi gli sforzi per introdurre con energia un formidabile strumento di risoluzione delle controversie. Si fa fatica ad immaginare come la modernizzazione del paese possa essere ancora ostaggio di posizioni pregiudiziali e difese di interessi corporativi.
    Ammesso, e non concesso, che il disc-jockey rimanga per tutta la notte, si spera che, dopo aver riempito la pista con ritmi tosti stile Kool & Gang, Bob Marley o Lady Gaga, non finisca poi per mettere sul piatto Sergio Endrigo o gli Inti Illimani.

  6. Commento di Jacopo — 5 luglio 2011 @ 21:02

    Leggo con un certo dispiacere il commento del Dott. Pavletic: egli afferma che i mezzi usati per introdurre nel sistema italiano la mediazione sono rozzi ma che è più importante raggiungere il risultato, senza preoccuparsi della forma giuridica degli strumenti legislativi per attuarla. Ora, partendo dalla considerazione che la normativa presenta così forti profili di incostituzionalità che il TAR del Lazio ha rimesso la questione alla Consulta, mi sembra di capire che il Dott. Pavletic sostenga che uno dei mezzi idonei ad introdurre la mediazione civile può anche essere contrario al dettato della Carta. Se ho capito bene, e spero di no, è più importante la mediazione civile che la nostra bella Costituzione.
    Questo modo di pensare continua sempre più a preoccuparmi, non vorrei che il “mercato” della conciliazione cominciasse ad essere esageratamente attraente dal punto di vista del portafoglio.
    Quali sono i reali interessi corporativi in ballo? Quelli degli avvocati o quelli di chi ha investito economicamente tanto nella mediazione con l’ovvio e normale intento di ottenere guadagni e teme di non far fruttare i propri sforzi?

  7. Commento di Stefano Pavletic — 9 luglio 2011 @ 14:00

    Ad una impercettibile dose di provocazione – ma proprio impercettibile – Jacopo risponde con una violenta parafrasi (esercizio prezioso per noi mediatori, se praticato con accortezza) con il risultato di delineare una pericolosa figura di eversore, rottamatore di costituzioni e addirittura bieco accaparratore di onorari e prebende. Per farmi una ragione di tale livore devo dedurre che il mio testo fosse scritto davvero male e quindi provo a riesporre il contenuto del mio precedente commento con parole più semplici e piane, a prova di equivoco. Dunque, vediamo… Incalzati dall’Europa la recente iniziativa legislativa ha cercato di introdurre lo strumento della mediazione in un paese con una giustizia per nulla efficiente – il dibattito sull’efficacia è tutt’altro discorso – e con una scarsa propensione ad integrare ed affinare le risposte tradizionali alla consistente domanda di giustizia.
    Come spesso avviene in Italia la via prescelta per tale introduzione non è delle più brillanti. La semi-burocratizzazione del procedimento, gli effetti della mediazione, il tentativo obbligatorio per certe materie, la valenza della proposta, la scarsa armonizzazione sono solo alcuni degli aspetti tecnici che hanno sollevato aspre critiche e polemiche. In particolare la Corte Costituzionale si pronuncerà sul ricorso presentato alcuni mesi or sono. Come spesso avviene in Italia poi originari testi di legge vengono bizantinamente emendati, edulcorati, depotenziati.
    Al di là della pronuncia costituzionale, che dovrà essere pienamente rispettata in uno stato di diritto, è indubbio che uno dei pregi della recente iniziativa è stato di fare venire a galla alcuni evidenti aspetti problematici sottostanti al funzionamento della giustizia in Italia. E’ inutile piazzare impietosamente il riflettore sulle posizioni assunte negli ultimi mesi dalle categorie a vario titolo coinvolte nel dibattito. Correremmo il rischio di combattere una battaglia di retroguardia, una vana scaramuccia. Perderemmo l’ennesima occasione per dedicare responsabilmente il nostro prezioso tempo a cercare di risolvere uno degli attuali gravi problemi di questo paese, tangibile palla al piede per la modernizzazione e per l’apertura internazionale dell’Italia.
    E’ davvero difficile immaginare che chi abbia avuto la ventura di seguire da vicino l’evoluzione, lenta ma affascinante, della mediazione in Italia negli ultimi quindici anni sia così preda dei fumi del mercato e dell’ansia di sfornare mediazioni calpestando con gli scarponi chiodati diritti e tutele costituzionali. E’ più probabile invece che ci si trovi nella posizione di valutare adeguatamente le reali ricadute della mediazione sul funzionamento della giustizia e di auspicare quindi che tutti abbiano un atteggiamento responsabile su un tema delicato. Al contrario è molto facile che i neofiti della mediazione si avvicinino all’argomento senza aver maturato la giusta sensibilità e sedimentato la necessaria cultura per apprezzare lo straordinario grado di raffinatezza e di sofisticazione della mediazione.
    E poi c’è, dulcis in fundo, il botto: il portafoglio. Cosa c’è da aggiungere sul tema del portafoglio che con eleganza Jacopo introduce ? Mi limiterei a replicare a questa vieta insinuazione formulando questa domanda a chi se la sente di autonominarsi paladino della tutela dei diritti: in una scala da 1 a 10 quanto sono evidenti le soverchianti pulsioni, connesse (questa volta sì) alla vil pagnotta, di chi intravede, alla faccia dei profili di sacrosanta legittimità costituzionale e dei reali interessi delle parti nella causa, il moloch dell’Alarming Drop in Revenues ?

  8. Commento di Jacopo — 3 agosto 2011 @ 09:35

    Il Dottor Pavletic risponde profusamente e in maniera articolata alla mia obiezione, ma mi rimane sempre un dubbio granitico. E’ perseguito realmente l’interesse della collettività, dei cittadini, tramite il demandare a organismi privati la risoluzione delle controversie? Oppure la soluzione ideale sarebbe quella di far funzionare meglio la giustizia per consentire una migliore e più celere amministrazione della stessa? Perchè Confindustria appoggia in ogni occasione e con pervicacia la mediazione civile? Forse perchè la maggior parte delle cause che riguardano le imprese eviteranno di passare per la mediazione e arriveranno direttamente all’attenzione di un giudice (basti pensare alle cause relativi agli appalti, ai recuperi crediti), potendo quindi contare su di una giustizia più veloce, mentre una persona fisica sarà costretta, nella maggior parte dei casi (vedi sinistri stradali, responsabilità medica, condomini, contratti assicurativi) a rivolgersi a un organismo di mediazione prima e a un giudice, forse, dopo?
    Sarà soltanto una mia personale visione distorta della realtà, ma ce li vedo molto bene Marcegaglia & C., mentre si buttano sul business milionario della formazione dei mediatori (prima) e della conciliazione delle questioni civili a pagamento (dopo), segno di una imprenditoria che non sa più intraprendere e si getta su tali servizi
    Se la scelta è quella di consentire, tramite una legislazione mediocre nella formulazione e sospetta di incostituzionalità, l’ingresso del mondo imprenditoriale anche nel campo della risoluzione delle controversie, tanto bene: io rimango, forse nostalgico, all’idea che il privato non si debba interessare di questi temi, ma che sia lo Stato a farlo.
    Forse tutto ciò è il segno della crisi grave, spero non irreversibile, in cui versa l’imprenditoria nostrana e, sopratutto, lo Stato Italiano.
    O forse sarà soltanto un business sconfinato per i soliti (pochi) noti (basti vedere i frequenti scandali della sanità privata in giro per il Paese).

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