In tv non ne parlano
Archiviato in: Avvocati, D. Lgs 28/2010
di Stefano Pavletic *
Complice la pochezza dell’intrattenimento nazionale sui canali in chiaro, è facile cadere preda dei numerosi ed incalzanti programmi di approfondimento politico – i vituperati talk-show (che in Italia, con la pervicace pronuncia della elle muta, acquistano un sapore più casereccio).
Con una diabolica cadenza L’Infedele, Ballarò, Annozero, Porta a porta, ma anche Omnibus, Exit, L’ultima parola, Matrix, oltre a svariate arene, tribune, salotti, ecc… – un’offerta monster nel suo genere – nei mesi scorsi hanno offerto la scoppiettante cronaca, parlamentare e non, in pasto a onorevoli, giornalisti, politici di varia estrazione, ministri, opinionisti, star dello spettacolo, soubrettes.
Tutti gli argomenti vengono sviscerati, scandagliati, vivisezionati, dietrologizzati, insomma discussi appassionatamente da una folla di personaggi.
Inutile citare i dossier più caldi dell’attualità nostrana. Anche le orecchie più refrattarie dolgono dal tanto parlare, discutere, argomentare. Una succosa porzione di tanta dialettica verte sull’azione del governo, sull’azione del premier (diurna e notturna), sul destino del paese, sulle riforme.
E tra queste ultime, la giustizia: i gravi problemi dell’amministrazione giudiziaria, i processi di Berlusconi, la separazione delle carriere, i vari lodi (Schifani, Alfano, ecc…), il processo breve. Ma anche i tempi della giustizia, la giustizia giusta e quella negata, la prescrizione breve, le intercettazioni, l’ostacolo agli investimenti esteri in Italia. Mai nella storia repubblicana si è parlato tanto di giustizia, degli aspetti costituzionali, degli strumenti di indagine, delle tutele per il cittadino, dei fabbisogni finanziari, delle esigenze di modernità .
Ebbene in tale scenario nessuno parla di mediazione. Tranne forse qualche timido accenno in seconda serata da parte di qualche esponente politico di secondo piano, la mediazione non è argomento all’ordine del giorno. Non ne parla Berlusconi, troppo preso da altre urgenze. Non ne parla Alfano che ben avrebbe motivo di vantarsi della sua iniziativa, discussa ma lodevole. Non ne parla l’opposizione per attaccare il governo. Non ne parla la Lega per appoggiare il governo. Non ne parlano Vendola, Di Pietro e Grillo. Ne parlano molto, anzi moltissimo, gli avvocati, ma non in tv. Ne parlicchia Confindustria.
Il tema dell’introduzione, obbligatoria o meno, della mediazione nel nostro sistema giudiziario non sembra argomento sensibile, eppure avrebbe tutti i crismi per suscitare un dibattito di alto livello, anche raffinato, sulla domanda di giustizia in Italia e sulle soluzioni a disposizione, alternative e complementari al ricorso al giudice.
Viene in effetti da chiedersi se questo accade per ignoranza della materia, per paura di calpestare qualche interesse corporativo oppure per qualche altro motivo più sofisticato di convenienza politica.
La seconda delle tre, forse ?
*Stefano Pavletic, dottore commercialista in Milano, è mediatore presso il Servizio di conciliazione dal 1999.


Loading ...




Commento di daniela — 23 giugno 2011 @ 16:49
Posso solo esternare la mia sensazione: penso che se ne parli poco perché in molti si stanno organizzando, é il silenzio che accompagna i grandi progetti con il timore di esser tagliati fuori.
Commento di Manoela — 24 giugno 2011 @ 08:02
Non se ne parla per ignoranza, abissale ignoranza.
Non se ne parla per convenienza. Infine non se ne parla perchè in Italia tutti vogliono sapere chi ha ucciso la malcapitata di turno e la “povera giustizia” è relegata in un angolo.
Commento di ENRICO — 24 giugno 2011 @ 12:19
Non se ne parla,ma è sicuramente la strada giusta per puntare a tre obiettivi concreti, anche se ad oggi sembrano così distanti:
1) dare una mano al sistema giudiziario ormai agonizzante sotto un numero sempre più impressionante di richieste di giustizia (spesso pretestuose), anche se non è certo questo il vero scopo della mediazione, nel senso vero e più nobile del termine;
2)iniziare a portare finalmente un cambiamento “culturale”, nella vita sociale italiana, che spinga le persone sempre più verso l’assunzione di responsabilità a “trovare una soluzione”, piuttosto che accontentarsi di subire una decisione assunta da un terzo, facendo un pò gli struzzi, pronti ad incolpare altri, nel caso di un risultato sfavorevole.
3) mettere finalmente al centro l’interesse vero del cittadino ed il soddisfacimento di un suo bisogno primario, ad avere una soluzione rapida, poco costosa, anzichè anteporre, come si sta facendo con sempre più insistenza, (spesso non parlandone pubblicamente) l’interesse di gruppi corporativi o persone ben definiti.
I primi 12 / 24 mesi di applicazione del D.Lgs. 28/2010, diranno quale futuro potrà avere la mediazione in Italia.
TENIAMO DURO!!
Commento di Fabrizio Biagi — 25 giugno 2011 @ 18:14
Mi pare che le corporazioni professionali si siano mosse tutte. Alcune (tecnici, medici, commercialisti etc..) aderendo con un certo ardore (interesse) altre (avvocati) con un comportamento a dir poco dicotomico. A partire dal CNF (Consiglio Nazionale Forense – massimo organo rappresentativo (?) della categoria, che “di giorno” promuove la mediazione mentre “di notte” ne evidenzia pecche, vizi (di incostituzionalità ?) e propone e consente ad alcuni Ordini Forensi locali ( ma di grosso peso specifico) di presentarsi – a che titolo ?- dal Ministro della Giustizia per “negoziare” una riforma dell’”istituto” mediazione. La situazione è tragicomica, sembra che la mediazione sia frutto di un blitz ministeriale.Possibile che nessuno ricordi che la normativa di delega al governo ha qualche anno e che il Dlgs 28, che ha stabilito la sua entrata in vigore, ha più di un anno? Dov’era la categoria degli avvocati? I rappresentanti non se ne sono accorti ? Ma la domanda più interessante secondo me è : perchè non è stato promosso alcun confronto tra gli iscritti ?
Oramai avrete capito che sono un avvocato………ma anche un mediatore e l’attuale situazione mi fa veramente arrabbiare. Per stare al commento di Stefano Pavletic, la mia opinione è che della mediazione se ne parla (pure troppo), ma solo per esprimere dei giudizi (il più delle volte negativi), non tanto sull’efficacia della stessa ma sugli effetti che la stessa ha ( o si ipotizza possa avere) sui rapporti di potere ed economici. Senza dubbio ci saranno anche questi aspetti, ma l’interesse che questi suscitano non mi pare così generalizzato, perchè ricordiamoci che la mediazione non è solo un “affare” che riguarda gli addetti ai lavori ma soprattutto gli utenti; che di questi aspetti ho la “vaga” sensazione che se ne freghino ( mi perdonerete il francesismo). Enrico nel suo commento propone di tenere duro, mi sta bene , osservo però che sono 10 anni che teniamo duro; mi pare che abbiamo mostrato abbastanza stoicismo eroico. I commenti di Daniela e Manoela ( che hanno il dono della sinteticità che a me oggi ha fatto difetto)centrano i diversi nodi della questione, che personalmente condivido.
Siccome il tema di Stefano è l’informazione, che secondo la mia lettura del suo post, dovrebbe passare attraverso il dibattito e il confronto, mi permetto di osservare che per farlo bisognorebbe essere almeno in due. Mi pare che manchino gli interlocutori e la volontà di confronto, quindi direi che in questo momento l’unica possibilità che abbiamo sia quella di informare direttamente gli utenti e gli operatori. Un pò di cara e vecchia propaganda ….. per controbattere a tutta questa “disinformazia”
Grazie per la pazienza
Commento di ANNALISA Dott.ssa GAZZARA — 28 giugno 2011 @ 10:20
CONDIVIDO IL COMMENTO SCRITTO DA ENRICO IL 24 GIUGNO C.A.
VORREI AGGIUNGERE : COME MAI LA TELEVISIONE E LA STAMPA NON NE PARLA MAI?
PERCHE’ NON SI VUOLE INFORMARE I CITTADINI DI UNO STRUMENTO VELOCE E POCO COSTOSO !!!
BUON LAVORO.
Commento di Stefano Pavletic — 14 luglio 2011 @ 17:46
Dalla data del mio post è passato un certo tempo e, ormai facile vittima dei palinsesti, mi sono ad oggi sciroppato un ulteriore consistente blocco di programmi di approfondimento politico-economico che passano sulle televisioni nazionali. Posso quindi aggiornare il bollettino iniziale affermando che, tranne un rapido flash da parte di un rappresentante di Adiconsum, non ho ascoltato alcun politico o giornalista citare la recente normativa in tema di mediazione. L’argomento rimane del tutto nascosto. Non viene neanche citato all’interno delle veloci e consuete enumerazioni delle riforme realizzate dal governo di centro-destra. Ma, ribadisco, gli stessi fautori di tale importante innovazione, pur criticabile sotto alcuni aspetti, non ne fanno un punto di orgoglio o un successo da valorizzare. Pare quasi che non si sentano in grado, nelle varie calde arene televisive, di dare una adeguata veste dialettica a tale argomento, che invece meriterebbe adeguate prese di posizione, o che si vergognino, o pentano, del loro operato.