ADESSO CERCHIAMO DI MEDIARE
Archiviato in: D. Lgs 28/2010, Generale
Finalmente, dopo tanta attesa, perplessità, proteste e discussioni, si parte. Dal 21 marzo 2011, a coloro che fino ad oggi hanno utilizzato la mediazione, con convinzione e spesso con soddisfazione, si affiancheranno soggetti che saranno costretti a percorrere questa strada. Proprio intorno a questa “costrizione” si è tanto detto, scritto e protestato. Lo sciopero degli avvocati va in questa direzione. In contrapposizione, si sono alzate le voci di coloro che la mediazione la sostengono con forza e considerano il ricorso all’obbligatorietà come un pedaggio necessario per far decollare la cultura della mediazione stessa. Chi scrive si occupa di questa materia dal 1997 ed ha vissuto, nel corso di
questi anni, le perplessità e i timori degli uni e l’entusiasmo e la determinazione degli altri. Perchè quando ci si avvicina ad uno strumento così nuovo e così lontano dalle nostre abitudini, è giusto avere dubbi così come è normale farsi trascinare dalla voglia di cambiare e di far funzionare meglio il mondo che ci circonda. La mediazione è qualcosa che si spiega in pochi minuti ma si comprende realmente solo dopo parecchio tempo. Credo quindi che sia del tutto normale quanto è avvenuto: i contrasti a cui stiamo assistendo riflettono il conflitto che tutti noi, almeno in parte, sviluppiamo nei confronti della mediazione.
Ora che il treno è in partenza, mi permetto di suggerire a tutti di avvicinarsi con più serenità ai problemi concreti cercando di far funzionare lo strumento che abbiamo a disposizione. Sospendiamo, almeno per qualche tempo, ogni forma di giudizio (e di pre-giudizio), anche positivo, e cerchiamo di vedere se e come possiamo veramente mediare (anche con noi stessi).
G.Nicola Giudice
Responsabile Servizio di conciliazione-Camera Arbitrale di Milano


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Commento di Stefano Pavletic — 21 marzo 2011 @ 09:27
Condivido il sacrosanto appello alla serenità di fronte ad una rivoluzione nel campo della giustizia – questa sì “epocale”. La modalità scelta dal governo per creare di fatto un nuovo mercato e spingere verso la mediazione lascia molti con l’amaro in bocca. Purtroppo però, come molto spesso accade in Italia, l’aspettativa di un approccio raffinato a materie complesse viene sacrificato sull’altare di più che legittime aspettative sui risultati da conseguire.
Dobbiamo fare sedere le parti al tavolo. Quando le avremo di fronte, più o meno motivate a prendere in mano la loro controversia ed a gestire con piena libertà i propri interessi e bisogni, noi mediatori sappiamo che in un’alta percentuale di casi la controversia sarà risolta. Non avremo forse tassi di successo del 75-80% come ci insegna la letteratura, scenderemo magari al 50-60%, ma sapremo di avere contribuito a rendere migliore il nostro paese, più moderno e più civile. Contribuiremo forse anche a convincere qualche multinazionale straniera che si può investire in Italia con fiducia.
In linea con la metafora ferroviaria diciamo allora ai passeggeri di sedersi comodi, aprire un buon libro, rilassarsi e verificare se con un biglietto a poco prezzo sia effettivamente possibile andare comodamente da Milano a Roma in tre ore. Ma lasciamo anche liberi i milanesi che vorranno raggiungere Roma passando da Venezia, Rovigo, Pesaro e magari il lago Trasimeno, e anche quelli che non raggiungeranno mai la capitale e si fermeranno per strada facendo la fortuna di qualche ristoratore.