Obbligatorietà = + o – accordi?
Archiviato in: D. Lgs 28/2010, Generale
16
nov
Quali effetti avrà l’obbligatorietà sugli accordi di mediazione?
Il fatto che le parti si sentano obbligate a passare dalla mediazione, farà di sicuro aumentare il numero delle domande e, presumibilmente, anche il numero degli incontri.
Ma per quanto riguarda gli accordi?
Aumenteranno anche quelli o diminuiranno?
Voi, che cosa ne pensate?


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Commento di Emanuela — 16 novembre 2010 @ 16:37
L’obbligatorietà non è ancora in vigore, ma, a partire da marzo 2010, come noto, è in vigore il Decreto 28/2010.
Forse, può essere interessante notare che già in questa prima fase, come servizio di conciliazione abbiamo rilevato un maggior numero di incontri e, soprattutto, un maggior numero di accordi. Speriamo che il trend continui ad essere positivo anche post obbligatorietà .
E.
Commento di Silvia Pinto — 17 novembre 2010 @ 14:14
Credo e auspico che gli accordi aumenteranno.
In questo momento mi sembrano dirimenti due aspetti, per mantenere l’efficacia dello strumento di soluzione delle controversie: la qualità del servizio reso dall’Organismo unitamente alla competenza dei mediatori e l’applicazione che sarà fatta dell’art. 12 del D.lgs. 28/2010, in merito all’efficacia esecutiva dell’accordo.
Commento di Tommaso S. — 17 novembre 2010 @ 14:45
I puristi della conciliazione, come ognuno di noi all’uscita del corso di formazione, quando si innesca “il fuoco sacro” per il mondo A.D.R., di fronte all’obbligatorietà della conciliazione storcono il naso.
L’obbligatorietà contrasta senz’altro con l’imprescindibile fiducia che ciascuna parte deve inizialmente riporre sulla procedura e sulla possibilità di definizione alternativa e “creativa” del conflitto.
D’altro canto, una forte iniziativa di sensibilizzazione di privati ed operatori ai pregi e alle opportunità della procedura di conciliazione appariva irrinunciabile. L’obbligatorietà del tentativo di conciliazione rappresenta, sotto questo profilo, un’oggettiva opportunità per dare un saggio dell’istituto, ad un’ampia platea e in tempi brevi.
Ben venga dunque l’obbligatorietà , ma con un’avvertenza.
In una prima fase dobbiamo attenderci un crollo consistente di conciliazioni chiuse con successo. Il conciliatore si dovrà inoltre misurare, si spera solo in un primo tempo, con parti (e loro consulenti)riottose, prevenute ed indisciplinate.
Non dubito però che, nel medio-lungo periodo, il trend di crescita delle conciliazioni volontarie sia destinato ad aumentare sempre più.
L’esperienza della attuale conciliazione amministrata è radicalmente diversa dalla fallimentare esperienza gius-lavoristica e gli operatori del settore (nuovi conciliatori in testa) sono preparati e ben motivati.
Il futuro del settore è roseo. L’importante è che la conciliazione si faccia conoscere.
Tommaso S.
Commento di Paolo Pandri — 17 novembre 2010 @ 16:43
Domanda interessante quella posta; credo, però, che vada completata.
Personalmente non ho mai ritenuto l’accordo di per sè un valore aggiunto della mediazione; ciò che conta è l’accordo soddisfacente. La soddisfazione delle parti non è uno degli elementi a cui questo Decreto – e questa mediazione – mirano. Lo scopo è la deflazione e per questo motivo tutto ciò che aiuti gli accordi sarà fondamentale. Quindi il ragionamento da affrontare dovrebbe tenere conto anche della soddisfazione e quindi domandarsi se l’obbligatorietà farà aumentare o meno accordi soddisfacenti per le parti o solo accordi. Secondo me quest’ultima distinzione non è scontata nè secondaria.
Paolo Pandri
Commento di Federica Invernizzi — 18 novembre 2010 @ 12:29
In merito all’interessante quesito proposto, devo dire che anch’io, in quanto purista della conciliazione, inizialmente nutrivo parecchi dubbi sulla previsione di obbligatorietà della mediazione, sino a domandarmi se non potesse addirittura sortire un effetto opposto rispetto alle attese del legislatore.
Come funzionario del Servizio, mi sto un po’ ricredendo sulla valenza dell’obbligatorietà . Ciò, in quanto, sin dall’entrata in vigore del D.lgs. 28/2010, ho potuto constatare che anche i più scettici riguardo alla mediazione, a volte, si ricredono sino a diventare al tavolo della mediazione addirittura “collaborativi”.
La normativa sulla mediazione di cui al D.Lgs. 28/2010, stando ai nostri dati, sta producendo l’effetto di portare le parti dinanzi al mediatore. Giunte al tavolo, le parti difficilmente rinunciano ad un accordo. E ciò lo fanno non in ragione di pressioni del mediatore, che peraltro sarebbero assolutamente da censurare, bensì perché sono ben consapevoli che un accordo negoziato al tavolo della mediazione rappresenta un’occasione unica e irripetibile per loro. E ciò per molteplici ragioni, non solo perchè i tempi eccessivamente lunghi della giustizia e gli esiti spesso incerti di una causa hanno un costo sempre e comunque, pure per la parte cui il giudizio è favorevole ma anche perché solo dinanzi al mediatore, il conflitto può essere scomposto sino a prevedere molteplici soluzioni. Non torti e ragioni ma costruttive risoluzioni della vicenda conflittuale che, talvolta, riescono anche a far ripartire le parti dal punto in cui i rapporti si erano interrotti.
Commento di andrej — 30 novembre 2010 @ 13:11
Belli i vostri commenti! Credo che i problemi reali devono ancora verificarsi. Vedo che l’ultimo commento risale al 18 novembre, giorno del DM n 180. Il quale disciplina la parte mancante del D.lgs.
Ad essere sincero pure io sono perplesso riguardo all’obbligatorietà della mediazione, infatti, nel nostro sistema processuale abbiamo avuto un fallimento dell’obbligatorietà alla conciliazione nelle controversie di lavoro, allo stesso tempo la conciliazione in camere di commercio funziona.
Insomma i fattori reali e concreti da tener conto sono veramente tanti. Può essere fatto uno studio approfondito sulle statistiche, le quali parlano per ipotesi e proiettano le immagini del futuro.
Quello che vorrei capire è il motivo per cui il legislatore ha scelto di dare un forte peso alla mediazione civile e commerciale, essa è condizione di procedibilità per chi intende agire in giudizio. Penso che sia evidente l’intento del legislatore di deflazionare il sistema giudiziario da tutte quelle controversie sui diritti reali… le quali rappresentano un buon numero delle cause civili. E’ evidente anche il fine di far proseguire quei rapporti di durata. Tuttavia, non è percepibile come viene affrontato il più grande problema che la mediazione civile e commerciale dovrà affrontare nei prossimi anni. Il problema etico, il pensiero sociale. Su questo punto si dovrebbe fare un approfondimento, ma non posso farlo per varie ragioni. Quello che mi limito a scrivere è che il legislatore si pone il problema di un possibile fallimento della mediazione, ma allo stesso tempo è ottimistico, infatti, l’obbligatorietà la usa come strumento per far fronte a molteplici problemi, tra cui quello appena spiegato da Federica Invernizzi. In altre parole, si cerca di eliminare il pregiudizio.