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	<title>Commenti a: Conciliazione obbligatoria e conciliazione volontaria</title>
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		<title>Di: Nicola</title>
		<link>http://blogconciliazione.com/2010/02/conciliazione-obbligatoria-e-conciliazione-volontaria/comment-page-1/#comment-3990</link>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2011 08:08:04 +0000</pubDate>
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		<description>Se intende la mediazione volontaria, il D.Lgs28/2010 e il DM 180/2010. Se invece si riferisce ad altre forme di composizione dei conflitti &quot;non mediazione&quot; esistono numerose fonti relative alla conciliazione volontaria (in materia di lavoro, per esempio). Una sintesi può essere trovata sulla sezione normativa di www.camera-arbitrale.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se intende la mediazione volontaria, il D.Lgs28/2010 e il DM 180/2010. Se invece si riferisce ad altre forme di composizione dei conflitti &#8220;non mediazione&#8221; esistono numerose fonti relative alla conciliazione volontaria (in materia di lavoro, per esempio). Una sintesi può essere trovata sulla sezione normativa di <a href="http://www.camera-arbitrale.it" rel="nofollow">http://www.camera-arbitrale.it</a></p>
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		<title>Di: Meccle</title>
		<link>http://blogconciliazione.com/2010/02/conciliazione-obbligatoria-e-conciliazione-volontaria/comment-page-1/#comment-3989</link>
		<dc:creator>Meccle</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2011 04:45:04 +0000</pubDate>
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		<description>Sto cercando informazioni sulla conciliazione volontaria. Qualcuno sa dirmi quali sono le leggi/normative di riferimento per cortesia ? Grazie
Meccle</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sto cercando informazioni sulla conciliazione volontaria. Qualcuno sa dirmi quali sono le leggi/normative di riferimento per cortesia ? Grazie<br />
Meccle</p>
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		<title>Di: GIOVANNI ARMANDO TOSCANO</title>
		<link>http://blogconciliazione.com/2010/02/conciliazione-obbligatoria-e-conciliazione-volontaria/comment-page-1/#comment-3264</link>
		<dc:creator>GIOVANNI ARMANDO TOSCANO</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 14:20:06 +0000</pubDate>
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		<description>aggiungo che il prof. D&#039;urso ha come sempre ben dimensionato il problema, affermando che la &quot;volontà del ricorso è un mito ... che non accade per svariati motivi nè in Italia nè all&#039;estero...&quot;. Una cultura si sviluppa nel tempo che dura generazioni; quella della inevitabilità del conflitto, della sua accettazione e di una diversa modalità - per il bene proprio e degli altri consociati - di affrontarlo: al legislatore il compito di orientare verso un diverso approccio che migliori concretamente la vita dei consociati e i loro rapporti non può che portare ad uno sviluppo continuo della logica del dialogo e non quella della contrapposizione a tutti i costi, il cui risultato è quello di educare alla violenza e alla sopraffazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>aggiungo che il prof. D&#8217;urso ha come sempre ben dimensionato il problema, affermando che la &#8220;volontà del ricorso è un mito &#8230; che non accade per svariati motivi nè in Italia nè all&#8217;estero&#8230;&#8221;. Una cultura si sviluppa nel tempo che dura generazioni; quella della inevitabilità del conflitto, della sua accettazione e di una diversa modalità &#8211; per il bene proprio e degli altri consociati &#8211; di affrontarlo: al legislatore il compito di orientare verso un diverso approccio che migliori concretamente la vita dei consociati e i loro rapporti non può che portare ad uno sviluppo continuo della logica del dialogo e non quella della contrapposizione a tutti i costi, il cui risultato è quello di educare alla violenza e alla sopraffazione.</p>
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		<title>Di: GIOVANNI ARMANDO TOSCANO</title>
		<link>http://blogconciliazione.com/2010/02/conciliazione-obbligatoria-e-conciliazione-volontaria/comment-page-1/#comment-3263</link>
		<dc:creator>GIOVANNI ARMANDO TOSCANO</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 13:58:06 +0000</pubDate>
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		<description>non c&#039;è dubbio che il sintagma mediazione obbligatoria è un ossimoro del tutto evidente e scontato per chi conosce la materia e si è formato una cultura che nulla può condividere con le posizioni fondamentalmente avversariali che riesce a creare e sviluppare un ambito in cui vi sia un terzo che decide, anche se legato alle risultanze che le parti sono state capaci di condividere in un procedimento giurisdizionale o arbitrale. Mi pare che quanto ha rilevato Federica Invernizzi abbia centrato la questione nel merito, non solo politico, inteso questo lemma in senso autentico, come ricerca di soluzioni legislative che aiutino la migliore convivenza delle persone soggette ad un ordinamento giuridico e contribuiscano allo sviluppo di una cultura del conflitto che sia così gestito in modo da essere momento di sviluppo di una società e non di crisi che non si risolve e si perpetua soprattutto a danno di tutti:
&quot;D’altronde la previsione di obbligatorietà della conciliazione su una così ampia parte del contenzioso civile, potrebbe avere anche il risultato di far conoscere uno strumento che in qualche modo porta con sé i pregiudizi di una conciliazione diversa, quella giudiziale ridotta ad una mera formalità, se non totalmente disapplicata. In quest’ottica, rendere obbligatoria la conciliazione stragiudiziale potrebbe contribuire a  scalfire la cultura di risoluzione giudiziale del conflitto fortemente radicata nel nostro Paese, a vantaggio di quella stragiudiziale con le positive conseguenze che ne deriverebbero, oggi largamente dibattute, di miglioramento del sistema giudiziario, e, in generale, dell’economia del Paese su cui le inefficienze della giustizia si ripercuotono inevitabilmente.&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non c&#8217;è dubbio che il sintagma mediazione obbligatoria è un ossimoro del tutto evidente e scontato per chi conosce la materia e si è formato una cultura che nulla può condividere con le posizioni fondamentalmente avversariali che riesce a creare e sviluppare un ambito in cui vi sia un terzo che decide, anche se legato alle risultanze che le parti sono state capaci di condividere in un procedimento giurisdizionale o arbitrale. Mi pare che quanto ha rilevato Federica Invernizzi abbia centrato la questione nel merito, non solo politico, inteso questo lemma in senso autentico, come ricerca di soluzioni legislative che aiutino la migliore convivenza delle persone soggette ad un ordinamento giuridico e contribuiscano allo sviluppo di una cultura del conflitto che sia così gestito in modo da essere momento di sviluppo di una società e non di crisi che non si risolve e si perpetua soprattutto a danno di tutti:<br />
&#8220;D’altronde la previsione di obbligatorietà della conciliazione su una così ampia parte del contenzioso civile, potrebbe avere anche il risultato di far conoscere uno strumento che in qualche modo porta con sé i pregiudizi di una conciliazione diversa, quella giudiziale ridotta ad una mera formalità, se non totalmente disapplicata. In quest’ottica, rendere obbligatoria la conciliazione stragiudiziale potrebbe contribuire a  scalfire la cultura di risoluzione giudiziale del conflitto fortemente radicata nel nostro Paese, a vantaggio di quella stragiudiziale con le positive conseguenze che ne deriverebbero, oggi largamente dibattute, di miglioramento del sistema giudiziario, e, in generale, dell’economia del Paese su cui le inefficienze della giustizia si ripercuotono inevitabilmente.&#8221;</p>
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		<title>Di: Leonardo D'Urso</title>
		<link>http://blogconciliazione.com/2010/02/conciliazione-obbligatoria-e-conciliazione-volontaria/comment-page-1/#comment-3224</link>
		<dc:creator>Leonardo D'Urso</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 12:09:04 +0000</pubDate>
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		<description>Occorre non confondere la volontarietà delle parti a ricorrere ad un conciliatore con la volontarietà delle parti a raggiungere un accordo durante la procedura. Mentre la seconda è un punto fermo in conciliazione, la volontà del ricorso è un mito che occorre sfatare.  In presenza di un conciliatore formato (quindi non è il caso dell&#039;esperienza di conciliazione del campo del lavoro), le  statistiche ci dicono che in presenza della volontà delle parti a &quot;sedersi intorno a un tavolo&quot;, l&#039;accordo si raggiungere in circa l&#039;80% dei casi, in assenza (e quindi in caso di tentativo obbligatorio per legge o per delega di un giudice) la percentuale di successo scende di media soli circa 15 punti percentuali. Ovviamente nel secondo caso, i numeri di conciliazioni svolte sono molto alte rispetto al primo, il vero obiettivo di tutti noi che lavoriamo in questo settore. Sarebbe bello che le parti decidessero autonomamente di ricorrere ad un conciliatore, ma questo è solo un mito che non accade per svariati motivi, nè in Italia nè all&#039;estero. Non vi sono statistiche in nessuna parte del mondo che supportano la tesi che la conciliazione puramente volontaria possa avviare un numero rilevante di procedure di conciliazioni in rapporto al numero di cause in corso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Occorre non confondere la volontarietà delle parti a ricorrere ad un conciliatore con la volontarietà delle parti a raggiungere un accordo durante la procedura. Mentre la seconda è un punto fermo in conciliazione, la volontà del ricorso è un mito che occorre sfatare.  In presenza di un conciliatore formato (quindi non è il caso dell&#8217;esperienza di conciliazione del campo del lavoro), le  statistiche ci dicono che in presenza della volontà delle parti a &#8220;sedersi intorno a un tavolo&#8221;, l&#8217;accordo si raggiungere in circa l&#8217;80% dei casi, in assenza (e quindi in caso di tentativo obbligatorio per legge o per delega di un giudice) la percentuale di successo scende di media soli circa 15 punti percentuali. Ovviamente nel secondo caso, i numeri di conciliazioni svolte sono molto alte rispetto al primo, il vero obiettivo di tutti noi che lavoriamo in questo settore. Sarebbe bello che le parti decidessero autonomamente di ricorrere ad un conciliatore, ma questo è solo un mito che non accade per svariati motivi, nè in Italia nè all&#8217;estero. Non vi sono statistiche in nessuna parte del mondo che supportano la tesi che la conciliazione puramente volontaria possa avviare un numero rilevante di procedure di conciliazioni in rapporto al numero di cause in corso.</p>
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		<title>Di: D'Amato</title>
		<link>http://blogconciliazione.com/2010/02/conciliazione-obbligatoria-e-conciliazione-volontaria/comment-page-1/#comment-3223</link>
		<dc:creator>D'Amato</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:50:46 +0000</pubDate>
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		<description>La volontarietà della conciliazione è alla base dell&#039;efficacia dello strumento, nel senso che, se le parti raggiungono un accordo, questo viene con moltissima probabilità rispettato, in quanto frutto della loro reale volontà negoziale. Nessuno obbliga le parti a partecipare alla conciliazione e nessuno obbliga le parti a firmare un accordo.
Francesco D.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La volontarietà della conciliazione è alla base dell&#8217;efficacia dello strumento, nel senso che, se le parti raggiungono un accordo, questo viene con moltissima probabilità rispettato, in quanto frutto della loro reale volontà negoziale. Nessuno obbliga le parti a partecipare alla conciliazione e nessuno obbliga le parti a firmare un accordo.<br />
Francesco D.</p>
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